21 Marzo 2013

Pienone al docu-film sui preti pedofili

Pienone al docu-film sui preti pedofili

Pienone in sala grande e fila alle casse, ieri sera, a Cinemazero: il docu-film “Mea maxima culpa – silenzio nella casa di Dio” ha riempito le poltrone rosse. Buona la prima, dopo i manifesti strappato in città alla vigilia dell’ anteprima dell’ edizione 2013 “Le voci dell’ inchiesta”. Restano tuttavia dubbi e polemiche sulla cine-ricostruzione dello scandalo pedofilia all’ ombra della croce cristiana, diffusa sullo schermo. Il caso che coinvolse il reverendo Lawrence Murphy e su analoghi episodi, in Italia e Irlanda, offre il fianco a falchi e colombe. Orchi tra altare e confessionale? «Siamo al cinema per misurare il tasso di oggettività che il regista Alex Gibney ha utilizzato nel film-documentario – ha detto, in fila alla cassa, Antonio Gangemi, con il collega docente Michele Casella -. Se è equilibrato e non di parte». Tra il pubblico l’ avvocato Margherita Cusin, presidente del Codacons. «Non sono religiosa – ha detto – ed entro in sala senza pregiudizi: soltanto la curiosità». «Molte le telefonate prima della proiezione – hanno raccontato a Cinemazero -: tanta gente ha chiesto del film». Il regista pronuncia il suo verdetto nella fiction: quello contro la gerarchia ecclesiastica, dalla base al suo vertice. Direttamente responsabile delle vite rovinate. Quattro uomini che negli anni d’ infanzia furono vittime di gravi abusi del direttore della scuola che frequentavano, la St. John’ s for the Deaf di Milwaukee. Uomini, appunto: perché Dio è altrove. Il film-shock attacca direttamente Benedetto XVI, il papa dimissionario. Sulla rinuncia il regista ha detto: «Le dimissioni sono la cosa migliore di questo papato. Ha confermato l’ umanità del compito: non è una figura divina. È il vicario di Cristo. Solo un uomo con un lavoro». L’ occhio onnivoro della regia va oltre e setaccia il retropalco del Vaticano. «Ratzinger – ha accusato Gibney – conosce gli abusi sessuali del clero più di chiunque altro su questo pianeta. Aveva la possibilità di condannarli ma è un politico. Voleva denunciarli solo quando pensava che fosse giusto». Chiara Benotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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