13 Maggio 2016

Picchiavano i piccoli dell’ asilo Una volta una bimba svenne

Picchiavano i piccoli dell’ asilo Una volta una bimba svenne

BARI Due donne senza cuore. Senza amore e senza remore. Che picchiavano i bambini di cui erano, si fa per dire, le maestre. Che hanno strattonato e picchiato una bimba fino a lasciarla esanime sul pavimento. E che poi l’ hanno ignorata per un quarto d’ ora, costringendo gli altri alunni a fare altrettanto. Se le accuse dei carabinieri saranno confermate, si potrà dire che la scuola materna «Arcobaleno», a Santo Spirito di Bari, è stata per mesi un piccolo lager. Non il luogo dove si insegnava a crescere, ma dove si dispensavano botte, si incuteva paura ed eruttavano le frustrazioni tremende e nocive di quelle due donne. Entrambe baresi. Una di 53 anni e l’ altra di 49, al culmine, si potrebbe dire, della carriera. Sono state messe agli arresti domiciliari su ordine della magistratura, dopo gli accertamenti e le intercettazioni dei carabinieri, intervenuti dopo le denunce sporte da alcuni genitori. Le vittime hanno tra i due anni e mezzo e i tre anni e mezzo. Leggere il report dei militari fa male. Ecco quello che è stato appurato: «Schiaffi, colpi sferrati su tutto il corpo, strattonamenti, pedate, forti scossoni sugli arti superiori, accompagnati dalle immobilizzazioni delle mani e finalizzati a costringere i bambini a stare fermi». E poi: «Trascinamenti lungo il pavimento, colpi inferti dietro la nuca e una serie di terribili vessazioni e torture psicologiche, seguite da urla, minacce e gravi ingiurie». Tra il 31 marzo e il 22 aprile scorsi, scrivono ancora i carabinieri, «venivano accertati 37 episodi delittuosi» in 15 giorni di lezione. Le vittime designate erano «prevalentemente tre bambini» di tre anni. L’ episodio più doloroso accade il 22 aprile, alle 13.03, annotano i carabinieri con pignoleria. Anche qui la descrizione dei fatti lascia senza fiato. Una delle due «strattonava una piccola alunna e la spingeva così forte da farla sbattere di peso contro un banchetto, per poi rimbalzare all’ indietro, perdere l’ equilibrio e cadere in avanti, a pancia in giù, finendo rovinosamente con tutto il corpo e la faccia sul pavimento, rimanendo esanime per alcuni minuti, senza emettere gemiti o suoni di alcun tipo». La donna che fa? Si spaventa per quello ha fatto e per le condizioni della bambina? No. «Continua – dicono gli investigatori – a girare per l’ aula proseguendo nelle sue attività, ignorando le condizioni della piccola e facendola ignorare anche agli altri bambini». Poco dopo – sono le 13.15 – la bambina si è rimessa in piedi, la maestra la strattona nuovamente e la mette in punizione «tenendola bloccata, con forza, su una sedia con una gamba, per circa quindici minuti, mentre la piccola cercava invano di divincolarsi». Ce n’ è a sufficienza per indignarsi e a lungo. Il sindaco di Bari Antonio Decaro interviene subito. Chiarisce che l’ edificio in cui si trova la scuola è sì proprietà del Comune, ma l’ istituto dipende dal ministero, non è comunale. «Provo disgusto e tanta rabbia per quello che pare essere accaduto – dice con prudenza, in attesa dell’ accertamento definitivo dei fatti – e sono sentimenti neanche lontanamente paragonabili agli stati d’ animo dei genitori di quei bambini a cui voglio offrire il sostegno e l’ abbraccio della città». Decaro chiede al ministero di «assumere provvedimenti esemplari». «È insopportabile – sottolinea l’ assessora Paola Romano – l’ idea che la fiducia riposta nei maestri e negli educatori possa essere tradita dal comportamento ignobile di qualcuno». Il Codacons chiede «provvedimenti urgenti» e «sistemi di videosorveglianza negli asili». Richiesta analoga proviene dalla deputata di Forza Italia, Annagrazia Calabria, e dal senatore fittiano Luigi D’ Ambrosio Lettieri che vorrebbero telecamere in tutte le «strutture in cui si assistono i più deboli»: i bambini, i disabili, gli anziani. Da Bari anche il leader della Lega, Matteo Salvini, invoca le telecamere negli asili e nelle scuole e ricorda la proposta di legge in tal senso presentata dal suo partito. Quanto alle presunte responsabili, Salvini eccita gli istinti: «Quelle due “maestre” – scrive su Facebook – consegnatele ai genitori».
 
 

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