Picchi record in A35 tra Milano e Brescia
TRIESTE Al +0,86% di incremento sulle tratte controllate da Autovie Venete corrisponde un dato medio italiano del +0,77%. Sembrerebbe andata peggio che nel resto del Paese, ma in realtà ci sono automobilisti che verranno penalizzati molto più dei friulgiuliani. Non mancano infatti picchi fino a quasi al +8%, con il Codacons che parla di stangata a macchia di leopardo stimando in 35 euro medi la maggiore spesa annua a famiglia. Come ogni primo gennaio, l’ anno nuovo si apre con la trafila di adeguamenti tariffari riconosciuti alle concessionarie. Rispetto al 2016, quando solo alcuni tratti furono interessati dagli aumenti, quest’ anno il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha riconosciuto la possibilità del ritocco a molte più società. Con notevoli differenze da una concessionaria all’ altra. L’ incremento non è infatti spalmato indiscriminatamente su tutti gli operatori, ma si base sulla formula del “price cap” che comprende il recupero dell’ inflazione programmata più una serie di variabili legate alla qualità del servizio, alla pavimentazione e al tasso di incidentalità, alle quali si aggiunge quella legata al livello degli investimenti. Nel dettaglio ecco che sulla Bre.be.mi, la A35 che collega dal luglio 2014 Milano e Brescia con un percorso posizionato più a sud rispetto al tracciato della A4, il biglietto sale mediamente del 7,88%, sul Tronco A4 Torino-Milano del 4,60%, sulla Torino-Savona del 2,46%. A Nord aumenti sono stati decisi anche sulla Brescia-Padova (+1,62%), sulla Cav (Concessioni autostradali venete, dallo svincolo di Padova est a Venezia est, A57 per i primi 16 km e il raccordo con l’ aeroporto Marco Polo, +0,45%) e sulla Milano Serravalle Milano Tangenziali (+1,50%). La media sulla rete gestita da Autostrade per l’ Italia è dello 0,64%, un dato che riguarda anche la A23 Udine Nord-Tarvisio, così che per andare da Trieste a Tarvisio sono previsti incrementi di 10 centesimi per gli automobilisti e di 20 per i camion a quattro e cinque assi. L’ aggiornamento annuale delle tariffe, ricorda il ministero, deriva dall’ applicazione di quanto contrattualmente previsto dalle convenzioni uniche stipulate dal 2007 in attuazione della legge di riforma del settore 296/2006 unitamente alle delibere Cipe del 2007 e del 2013 che hanno stabilito le formule tariffarie e i criteri di calcolo. Su queste basi sono stati fissati sei differenti regimi tariffari, spiega ancora Roma. Nell’ entrare nel merito del “price cap” il ministero precisa inoltre che per quanto attiene la spesa per investimenti, sono stati considerati gli importi sostenuti dalle società nel periodo compreso tra il primo ottobre 2015 e il 30 settembre 2016, pari a 764,183 milioni di euro, di cui 399,051 sono stati riconosciuti ai fini della remunerazione. (m.b.)
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