16 Dicembre 2011

Piano per rendere sicure 13mila scuole  

Piano per rendere sicure 13mila scuole
 

 
 ROMA È stato emesso il piano di riqualificazione nazionale dell’ edilizia scolastica. Il documento ancora non divulgato presenta una lista di ben 13.500 scuole circa a rischio crollo. Il Miur ottempera così alla decisione 3512 del 9 giugno 2011 del Consiglio di Stato che ha imposto la definizione del piano: è la prima class action contro la Pa in Italia. Al Codacons il merito di aver vinto la battaglia. Il piano sarà articolato in dieci anni ma solo per il primo anno ci sono delle risorse: 187.968.340 euro. La vicenda ha più tappe. Nel decreto 23 settembre 2009 (si veda Il Sole 24 Ore del 7 giugno 2010) il ministero considera a rischio 12mila scuole. I rischi sono di tipo strutturale e – secondo il provvedimento – bisogna derogare alla cosiddetta «riforma Gelmini» che prevede l’ aumento del tetto di alunni per classe (contravvenendo così al dettato normativo in materia di sicurezza). La deroga non viene mai applicata e non parte alcun piano. Il 20 gennaio 2011 il Tar Lazio dà ragione al Codacons che promuove la class action contro le classi sovraffollate. Il Miur presenta quindi il decreto del 2009 (che fino ad allora è rimasto nel cassetto) con la black list ma questo decreto non viene ritenuto dai togati un vero e proprio piano di riqualificazione quanto piuttosto «un mero elenco», da qui la decisione – con sentenza n.552 – di condanna del Miur e del Mef a emanare il piano (atto amministrativo previsto dal Dpr 81/09). Nell’ ultimo decreto, quello del 21 novembre 2011, il Miur presenta il nuovo piano in cui sono migliaia gli istituti a rischio crollo. Le scuole elencate non possono avere più di 25 studenti per un’ aula di circa 50 mq. Ogni studente deve avere l’ indice minimo di 1,80 mq (materne, elementari e medie) e 1,96 (superiori) esclusa l’ insegnante. Eppure dal 1986 al 1996 sono stati spesi ben 5.700 miliardi delle vecchie lire, altri 3.900 miliardi sono stati erogati tramite la legge 23/96 che prevedeva piani triennali regionali finanziati tramite le manovre di bilancio annuale (con l’ accensione di mutui presso la Cassa depositi e prestiti, a totale ammortamento a carico dello stato). Questo avviene fino al 2004. Dal 2005 le leggi finanziarie non prevedono più stanziamenti per l’ edilizia scolastica. La legge 27/06 cambia la modalità assegnando fondi liquidi e non mutui prevedendo 250 milioni per il triennio 2006/2009. Col Patto per la sicurezza del 2007 si stabilisce una compartecipazione tra Stato, enti locali e regioni, sviluppando investimenti per 750 milioni (2007-2009). In più coi fondi del Cipe si avranno tre piani stralcio, di cui l’ ultimo è di miliardo di euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this