6 Dicembre 2019

Piano di salvataggio, Pop Bari accelera Azionisti all’ attacco

di Antonello Cassano Il segnale di allarme è stato lanciato ufficialmente. La Banca Popolare di Bari chiede aiuto al Fitd, il Fondo interbancario di tutela dei depositi, confermando di fatto le voci già note da tempo. La mossa arriva a 24 ore di distanza dalla decisione della Popolare di sospendere le negoziazioni di azioni e obbligazioni sul mercato Hi-Mtf, che ha diffuso di nuovo la preoccupazione fra i soci. Si profila dunque un percorso simile a quello già visto per il salvataggio di Banca Carige: la Popolare chiama in soccorso il sistema bancario nazionale riunito nel Fondo interbancario, che per intervenire aveva proprio bisogno di una richiesta specifica della banca. La notizia della richiesta di aiuto viene confermata al termine dell’ ultimo incontro del Fitd da cui viene fuori che al momento quella della Bpb è una ” istanza generica” da integrare con un piano industriale. Ma per mettere in moto l’ operazione di salvataggio della Popolare è necessario che venga affiancato al Fondo interbancario un partner industriale e, soprattutto, pubblico. Si tratta di Mediocredito Centrale, braccio operativo di Invitalia, potente strumento nelle mani del ministero dell’ Economia, che per azionarsi ha bisogno di essere capitalizzato. Qui interviene il governo. che sta studiando un’ operazione che va da 800 milioni di euro a un miliardo. Tutta l’ operazione dovrebbe concludersi con l’ avvio del salvataggio entro Natale, così come riferiscono anche fonti della Popolare che fanno sapere pure di sperare ancora nella possibilità di utilizzare il credito di imposta da 500 milioni di euro non ancora autorizzato dalla Commissione europea. Quel che è certo è che dopo la decisione di sospendere la negoziazione dei titoli, la preoccupazione dei 69 mila azionisti della Popolare ( molti dei quali avevano acquistato azioni a 9,50 euro e non sono riusciti a venderli neanche al prezzo di 2,38, avviando azioni civili e penali contro l’ istituto) sta crescendo giorno dopo giorno anche perché è sempre più chiaro che con il precipitare degli eventi la partita non si gioca più a Bari, ma a Roma. Lo hanno capito bene anche le associazioni dei consumatori ( Adiconsum, Adusbef, Assoconsum, Codacons, Confconsumatori, Lega consumatori e Unione nazionale consumatori) che hanno deciso di sciogliere il Comitato di tutela degli azionisti della Bpb. Il motivo è chiaro: il Comitato non può avvalersi delle possibilità garantite dal Codice del consumo, al contrario delle associazioni riconosciute. Ecco perché la seconda mossa che proprio le associazioni hanno deciso di intraprendere è quella di rivolgersi direttamente al ministero dell’ Economia chiedendo che «il piano di ristrutturazione della banca preveda misure di ristoro serie per i soci, i primi danneggiati da questa situazione». Le associazioni si rivolgono anche a Banca d’ Italia «per contribuire a una soluzione che tenga conto del ruolo degli azionisti» e alla Consob per vigilare su « eventuali manovre speculative sul titolo della banca». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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