31 Ottobre 2002

Pianisti: La Procura di Roma apre un?inchiesta

Provvedimento disciplinare nei confronti di un deputato che aveva votato anche per un collega assente. In precedenza non era mai stata applicata questa pena

Casini, primo cartellino rosso per un pianista

Espulso Hans Widmann del gruppo misto, poi riammesso. La Procura di Roma apre un?inchiesta

ROMA – L?avvertimento era partito due giorni fa e ieri è scattato il primo cartellino rosso.
Pierferdinando Casini ha espulso dall?aula di Montecitorio il deputato del gruppo misto, Hans Widmann, perchè sorpreso a votare anche per il collega Siegfried Brugger durante le votazioni per la delega sulla riforma del mercato del lavoro. «Sono giorni che presto attenzione alla regolarità delle votazioni in aula e il fatto che sia capitato all?onorevole Windmann di essere espulso» ha detto il presidente della Camera «è assolutamente casuale». La decisione di adottare per la prima volta un provvedimento esemplare è stata contestata dalla componente delle minoranze linguistiche del gruppo misto. Brugger ha chiesto la riammissione in aula del collega espulso ed ha giustificato la sua assenza dall?aula con la necessità di prendere un?aspirina mentre i parlamentari del gruppo misto hanno chiesto con una nota che lo stesso trattamento sia riservato ai «pianisti» di qualunque gruppo: «Non potremo certo accettare di essere gli unici a pagare per un malcostume diffuso».
Sull?episodio si è aperto un micro-dibattito. Piero Ruzzante (Ds) ha ricordato che nella seduta di due giorni fa il presidente di turno (Clemente Mastella) non aveva espulso nessun «pianista» ed ha chiesto modifiche al sistema di voto mentre Rosy Bindi (Margherita) ha interpretato la decisione di Casini come una seria condanna di quello che è avvenuto nei giorni scorsi al Senato. Uno «schiaffo» a Pera? Casini assicura che non è così:«Io non condanno e non mi permetto di giudicare ciò che avviene nell?altro ramo del Parlamento. Se qualcuno ritiene impropriamente di mettere un ramo del Parlamento contro l?altro non troverà mai il mio appoggio».
Fatta la precisazione, il presidente della Camera autorizza Widmann a rientrare in aula per la seduta pomeridiana e spiega perchè non può accogliere la richiesta di annullare la sanzione: «Se tornassi indietro farei un pessimo servizio a questo Parlamento, ne va della credibilità di tutti noi e di tutti voi».
A portare avanti lo scontro sui «pianisti» ci pensano i deputati della maggioranza, che accusano quelli dell?opposizione di mettere in crisi la tenuta delle Istituzioni. «Il nostro senso di responsabilità ci impedisce di rispondere colpo su colpo ma all?onorevole Bressa» sbotta Antonio Leone (Fi) «potrei rispondere che forse non si è accorto che Folena ha votato questa mattina anche per la Montecchi».
Sulla vicenda «pianisti» sta indagando anche la Procura di Roma. Il fascicolo è stato aperto sulla base di un esposto del Codacons, dell?Adusbef e della Federconsumatori. che nei giorni scorsi, dopo la vicenda del Senato ripresa dalle telecamere di Striscia la notizia, avevano sollecitato l?intervento della magistratura per valutare eventuali risvolti di natura penale.
Della vicenda si occuperà il Sostituto procuratore Giovanni Bombardieri che in passato si è occupato di un caso simile, archiviandolo: la Corte Costituzionale (intervenuta per un conflitto di atribuzione tra Camera e Procura) sancì l?incompetenza della magistratura ordinaria ad occuparsi della questione. Bombardieri dovrà quindi stabilire se si trovi dinanzi ad analoga situazione.
Quasi sicuramente, comunque, l`inchiesta non potrà concludersi in quanto titolare a valutare il comportamento dei parlamentari nell`esercizio delle loro funzioni è solo il Parlamento, in questo caso il Senato. Nel 1996, infatti, alla Camera si sviluppo un`analoga vicenda quando due deputati della Lega votarono al posto di due colleghi assenti. Per quell`episodio il Gip Giuseppe D`Arma ipotizzò i reati di falso ideologico e sostituzione di persona, ma la Consulta, investita del caso dall`allora presidente della Camera, Luciano Violante, stabilì appunto che spettava al Parlamento e quindi alla Camera di appartenenza, valutare il comportamento dei suoi membri.

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