Più vincoli per gli occhiali 3D
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
ROMA I gestori dei cinema sono adesso ufficialmente avvisati: per Avatar, Alice e i tanti titoli 3D in uscita devono distribuire occhiali monouso per ridurre i rischi di infezioni. E informare gli spettatori, con avvisi o cartelli,che l’ uso delle lenti è «controindicato» nei bimbi con meno di sei anni e che anche negli adulti «va limitato nel tempo, per una durata complessiva non superiore a quella di un singolo spettacolo, compreso l’ intervallo».La circolare inviata ieri a esercenti, Asle carabinieri dei Nas dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio, dirama il parere "restrittivo" espresso lunedì dal Consiglio superiore di sanità,riservandosi di adottare«ulteriori provvedimenti »: nessun divieto, ma qualche obbligo in più. Deluso il Codacons, che per primo ha segnalato i malesseri (come nausea e vertigini) accusati da alcuni spettatori e che adesso prepara un ricorso al Tar contro la circolare, che giudica «insufficiente». Mentre Matteo Piovella, presidente della Società oftalmologica italiana, critica l’ «eccesso di prudenza » e rassicura («Portare anche i più piccoli a vedere un film in 3D non è pericoloso»), di «campagna di ingiustificato allarmismo» parlano gli esercenti di Anec e Anem, che scongiurano l’ adozione di «misure restrittive per il mercato », lamentando di non essere stati consultati. Solidale Paolo Ferrari, presidente di Anica,l’ associazione di produttori, distributori e industrie tecniche del cinema, che chiede di aprire «una discussione aperta e obiettiva, un supplemento di inchiesta» prima di prendere decisioni definitive. Per ora ai gestori non resta che adeguarsi. Ma Paolo Protti, presidente Anec, invita a considerare la differenza di tecnologia tra occhiali monouso e multiuso disinfettati: «I primi costano circa 0,54 centesimi l’ uno,provengono quasi tutti dal Sud-Est asiatico e creano problemi di smaltimento. Gli altri costano dai 25 ai 50 euro, piùi costi di disinfezione, di cui si fa carico la filiera. La circolare di fatto mette a rischio la metà delle sale ». Gli esercenti pongono inoltre una domanda da non sottovalutare: «Si è consapevoli che fra poco avremo la diffusione casalinga dei sistemi 3D, sempre con gli occhiali e senza alcun controllo temporale del loro utilizzo? ». L’ home cinema in tre dimensioni è in effetti soltanto questione di tempo. Anche per questo i produttori di televisori, gli stessi che porteranno nelle case italiane la rivoluzione 3D con gli occhialini attivi, si dichiarano marginalmente interessati dalla querelle. Sony, Samsung e Panasonic sono di fatto allineate sul concetto che il problema, se di problema si tratta, non è imputabile alla componente tecnologica. Gli stessi vendor mettono anche in evidenza come ogni prodotto che viene immesso sul mercato, che sia un televisore o un altro device elettronico (occhiali 3D compresi), supera di prassi rigorosi test di qualità, soddisfa i parametri delle certificazioni di garanzia del caso ed è conforme alle normative vigenti nei singoli Paesi.
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