27 Luglio 2001

«Più veloci, ma anche più sicurezza»

LE SCUOLE GUIDA: IMPOSSIBILE SU TUTTI I TRATTI
«Più veloci, ma anche più sicurezza»

Una «gravissima gaffe». Così il Codacons commenta la proposta del ministro, criticando il suo «scarso senso civico»: «Velocità non è sinonimo di incidenti stradali? Le statistiche dicono il contrario: in Italia ogni anno i morti sulle strade sono ben 9 mila, 30mila i feriti e 20 mila i disabili a vita».

Meno drastica l?Unasca. Il segretario nazionale delle autoscuole Giorgio Resta commenta: «Più veloci sì, ma solo se si alzano anche gli standard di sicurezza. Se tale limite dovesse avere valenza sul complesso stradale italiano si creerebbero condizioni diverse in luoghi diversi. Al punto che, come accade già oggi, in alcune autostrade il limite di fatto non comporterebbe mutamenti nella circolazione (basti pensare ai lunghi rettilinei con tre corsie), mentre altrettanto non può dirsi per quei tratti autostradali che appaiono, a confronto di quelli del resto d?Europa, insufficienti sia per ampiezza, sia per tenuta del manto d?asfalto».

Mauro Tedeschini, direttore del mensile Quattroruote, si dice d?accordo con l?innalzamento del limite di velocità a 160 km, ma a due condizioni: «Che i limiti siano rispettati e che si tengano in considerazione le differenti condizioni di traffico e di clima». «Normalmente andare a 150 kmh non è pericoloso, ma in caso di condizioni meteo e di traffico sfavorevoli sarà opportuno che la società Autostrade segnali la variazione dei limiti di velocità». D?accordo con Lunardi anche Andrea De Adamich, ex pilota di Formula Uno, titolare del Centro di guida sicura di Varano de? Melegari: «Lunardi dimostra di essere competente – dice -. Per esempio, ha ragione a sostenere che la velocità è pericolosa in proporzione alla realtà della strada. Una curva da 60 kmh presa a 80 può essere mortale, una da 300 presa a 150 non è pericolosa». Il problema vero è «che il neopatentato impara la dinamica dell?auto solo dopo la patente: sulla propria pelle e su quella degli altri».

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