28 Novembre 2012

Più spazio al fundraising ma il percorso è a ostacoli

Più spazio al fundraising ma il percorso è a ostacoli

 

 

Francesco Nariello Sponsorizzazioni, donazioni, gestione di spazi museali, raccolte fondi. L’ apporto dei privati nella valorizzazione dei beni culturali – soprattutto di fronte alla carenza di risorse pubbliche – è sempre più indispensabile alle iniziative per il recupero e la fruizione di parte del patrimonio. A maggior ragione nel Lazio, e a Roma in particolare, dove il fabbisogno di interventi appare infinito. Il caso più noto è senza dubbio quello del Colosseo. Il contratto di sponsorizzazione con la Tod’ s di Diego Della Valle, siglato nel 2011, prevede un contributo di 25 milioni a copertura di tre tranche di lavori: la prima sui prospetti esterni del monumento (con il cantiere che, in attesa della decisione del Tar sul ricorso sull’ aggiudicazione, potrebbe aprire in 3-4 mesi); la seconda per un nuovo centro servizi; la terza per sotterranei e gallerie. Secondo il contratto, spiegano dalla soprintendenza, lo sponsor potrà inserire pubblicità solo sulle recinzioni e attuare un piano di comunicazione strettamente legato al programma di lavori. Le polemiche, tuttavia – mentre si attende la decisione del Consiglio di Stato sul ricorso del Codacons sulla sponsorizzazione – continuano. Tanto che il ministero dei Beni culturali, si è impegnato a varare linee guida ad hoc sulle sponsorizzazioni. Sistema sul quale, invece, il Campidoglio punta con decisione: dal progetto di restauro appena presentato per la fontana del Tritone – 240mila euro dalla pubblicità – alla “caccia” agli sponsor per Fontana di Trevi o il mausoleo di Augusto Imperatore. Sempre dalle aziende private, spesso straniere, arrivano anche donazioni. Come quella elargita dal brand del tessile giapponese Yagi Tsusho, che ha scelto di destinare un milione alla Piramide Cestia: i fondi coprono i due terzi del restauro, che prevede la pulitura del marmo e la sistemazione dei blocchi dissestati. «Il sostegno pubblico è alla corda, mentre l’ offerta culturale aumenta – osserva Fabio Severino, vicepresidente associazione Economia della cultura – così le aziende, dalle banche agli operatori energetici, chiedono un coinvolgimento maggiore nei progetti. E intanto aumentano le imprese di servizi impegnate in esecuzione, progettazione e gestione delle iniziative». A gestire spazi museali-espositivi nel centro di Roma è Civita Servizi, aggiudicataria, tra l’ altro, dei servizi delle Domus Romane, gli scavi archeologici sotto Palazzo Valentini (sede della Provincia), e della gestione di Palazzo Incontro. «È un caso in cui l’ ente pubblico, per aprire nuovi spazi, si rivolge a un privato – spiegano dalla dalla società – che si ripaga attraverso la capacità di attrarre visitatori e far funzionare le strutture». In due anni sono stati 71mila i visitatori delle Domus (incassi 440mila euro). Capitolo a parte le fondazioni di origine bancaria, altro pilastro del sostegno “non pubblico” ai beni culturali. Nella Capitale, ad esempio, la Fondazione Roma ha destinato ad arte e cultura nel 2011 oltre 26,6 milioni. Ma anche in provincia. Come a Rieti, dove la Fondazione Varrone ha impegnato, tra l’ altro, circa 5 milioni per un nuovo complesso culturale (Officine), con il recupero di un quartiere del centro. Il contributo delle imprese private è cruciale anche per le raccolte fondi. Basti pensare che il Fai – che nel Lazio gestisce il parco Villa Gregoriana a Tivoli – lo scorso anno ha ottenuto un quarto dei propri finanziamenti dalle aziende. Senza contare il sostegno alle delegazioni territoriali. «Le sponsorizzazioni sono uno dei pilastri per il nostro funzionamento – conferma Paola Damis, che guida il gruppo romano – i singoli contributi dalle Pmi locali si aggirano sui 5-10mila euro, ma la crisi si è fatta sentire anche qui». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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