Più soldi in tasca, poca voglia di spendere
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fonte:
- La prealpina
ROMA – Il potere d’ acquisto delle famiglie continua a salire, mettendo a segno un +2,9%, il rialzo maggiore dal 2007, quando la crisi doveva ancora deflagrare. Dietro c’ è però lo zampino della deflazione, se i prezzi non crescono il reddito non viene eroso. Nonostante ciò i consumi risultano deboli, mentre gli italiani diventano sempre più inclini al risparmio, come non accadeva dal 2010. L’ indagine dell’ Istat sul secondo trimestre del 2016, aprile -giugno, va oltre i bilanci domestici, tirando anche le fila delle casse pubbliche, dove il disavanzo si riduce ancora, scendendo allo 0,2% e pure in questo caso si tratta del miglior dato da nove anni. Diminuisce anche la pressione fiscale, ma la crescita ereditata per quest’ anno scende allo 0,6%. Tornando alle famiglie, la capacità di spesa sale dell’ 1,1% trimestre su trimestre, grazie a un reddito nominale in rial zo dell’ 1,3% e a prezzi praticamente fermi. Questo tesoretto non viene però riversato in consumi, che su base trimestrale salgono appena dello 0,2%. Tutto a vantaggio della propensione al risparmio, che torna ai vertici dal 2010. Quando la ricchezza aumenta ma non altrettanto fa la domanda diversi possono essere i motivi. In uno scenario di calma piatta sul fronte listini le spese tendono ad essere rinviate, in attesa di ulteriori sconti. Per il Codacons è proprio così: «gli italiani sono sempre più formiche e meno cicale e mettono da parte i soldi rimandando gli acquisti al futuro». Quel che fa la differenza è l’ incertezza, sottolinea invece Confesercenti, che teme uno stallo dovuto alla delusione per una ripresa anemica. «Nel secondo trimestre le famiglie italiane – stima – hanno potuto circa 130 euro in più per ogni nucleo: ma di questi ne hanno spesi solo 20».
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