4 Ottobre 2016

Più redditi alle famiglie, ma i consumi calano

Più redditi alle famiglie, ma i consumi calano

Più soldi nelle tasche degli italiani. Lo svela l’ Istat che ha analizzato i dati del secondo trimestre dell’ anno. Si tratta del miglior risultato dal lontano 2007, quando ebbe inizio la lunga crisi di cui soltanto ora si comincia a vedere la fine. Un dato però in chiaroscuro. Perché se è vero che il potere d’ acquisto delle famiglie ovvero il reddito reale è aumentato del 2,9% rispetto a un anno fa (secondo trimestre 2015) e dell’ 1,1% rispetto al primo trimestre del 2016 (grazie a un reddito nominale in rialzo dell’ 1,3%), è altrettanto vero che questo non ha comportato un corrispondente aumento dei consumi. A discapito dell’ economia del Paese. È infatti aumentata piuttosto (cosa che non accadeva dal 2010) la propensione al risparmio delle famiglie cosiddette consumatrici (definita dal rapporto tra risparmio lordo e reddito lordo disponibile) che, nel secondo trimestre 2016, i dati Istat danno pari al 9,6%, con un aumento di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,4 nei confronti dello stesso periodo del 2015. Un dato che non stupisce affatto economisti ed analisti, visto che gran parte delle famiglie italiane viene da anni di ristrettezze economiche e di incertezze riguardo al futuro. Secondo il Codacons, «gli italiani sono sempre più formiche e meno cicale e rimandano gli acquisti al futuro». All’ associazione dei consumatori fa eco Confesercenti sottolineando che nel secondo trimestre le famiglie italiane hanno potuto contare su 3,5 miliardi di reddito disponibile in più, circa 130 euro per ogni nucleo, ma di questi ne hanno spesi solo 20, destinando i restanti 110 euro al risparmio. «Dopo una crisi – spiega l’ associazione degli esercenti – ripristinare i livelli di risparmio è fisiologico». A «incidere» semmai sulla «brusca accelerazione» del secondo trimestre è «un cambiamento di prospettiva: la delusione per una ripresa che non ha mai preso velocità e le tensioni internazionali che hanno consolidato un clima di ‘non fiducia’ quasi strutturale nel futuro dell’ economia. Un sentimento che potrebbe portare ad un nuovo rallentamento della spesa nella parte finale dell’ anno». Per l’ Unione nazionale consumatori i dati Istat rappresentano un «fatto grave, se si considera che la spesa delle famiglie rappresenta il 60% del Pil. Se si vuole la crescita, è sui consumi che bisogna puntare per avere un’ inversione di tendenza. Inoltre si tratta di un peggioramento rispetto al 2015». Prospettive, dunque, non proprio positive, suffragate da un altro dato fornito ieri dall’ Istat. L’ Istituto di statistica ha infatti ritoccato al rialzo il Pil in valore assoluto del 2014 e del 2015. L’ effetto è che la variazione acquisita del Prodotto interno lordo per il 2016, ovvero la crescita che si avrebbe in presenza di variazioni nulle negli ultimi due trimestri, è stata rivista al ribasso al +0,6% dal +0,7% stimato a inizio settembre. Inoltre il Pil di aprile-giugno, su base annua, è stato tagliato al +0,7% dal +0,8%. Intanto si alleggerisce il peso fiscale, con la pressione scesa al 42,3% nel secondo trimestre, inferiore di 0,4 punti rispetto all’ anno prima, anche se alcune voci delle imposte sono in aumento, come quelle legate alla prima ‘voluntary disclosure’, la regolarizzazione dei capitali detenuti all’ estero. RIPRODUZIONE RISERVATA.
massimo iondini

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