27 Aprile 2011

Più qualità, i consumatori promuovono la norma

Più qualità, i consumatori promuovono la norma
 

Trasparenza, maggiore qualità, costi più contenuti. Per le associazioni dei consumatori sono queste le opportunità offerte dal marchio regionale al quale sta lavorando la Regione Lazio. Un marchio che contrassegnerà i prodotti agricoli e agroalimentari con una filiera tutta laziale, tracciabile e certificata. Anche se non manca qualche incognita.«La proposta di legge regionale contiene strumenti importanti per promuovere le eccellenze agroalimentari locali – dice Roberto Tascini, segretario nazionale dell’ Adoc – ma bisognerà prestare attenzione ai controlli sull’ uso del futuro marchio regionale di qualità e sul rispetto rigoroso dei disciplinari di produzione, non sempre seguiti in maniera adeguata. Come testimoniato dai vari casi di prodotti accreditati come biologici, ma che in realtà non erano tali». E resta sullo sfondo il rischio di confondere il consumatore con un ennesimo marchio destinato ad aggiungersi ai tanti proliferati in questi anni (Doc, Dop, Igp ecc). «E’ un rischio reale – ammette Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva – ma se il marchio regionale servirà a far arrivare sulle tavole prodotti di qualità, a un prezzo accessibile, il giudizio resta postivo». Più articolata la posizione del Codacons: «Il marchio regionale – dice il presidente Carlo Rienzi – ha senso se contraddistingue prodotti che si fanno solo nel Lazio, altrimenti è un’ inutile forma di campanilismo». Quello su cui tutti concordano sono i vantaggi della filiera corta. «La filiera garantita a livello regionale, ossia la certificazione del fatto che il prodotto è realizzato sul territorio con materie prime laziali – osserva Claudio Paielli, dirigente della Federconsumatori Lazio – è di per sé sinonimo di maggiore freschezza e qualità». Non solo. La riduzione degli intermediari, sempre grazie alla filiera corta, può tradursi anche in un contenimento dei prezzi. «Di solito – spiega Tascini – i soggetti più deboli sono quelli alle estremità della filiera, ossia il produttore e il consumatore finale. I minori passaggi intermedi riducono i rischi di speculazioni e aumenti ingiustificati dei prezzi». Senza dimenticare ulteriori vantaggi. «Le produzioni locali implicano anche minori costi di trasporto – aggiunge Agostino Macrì, consulente sicurezza alimentare dell’ Unione nazionale consumatori – con riduzione dell’ impatto ambientale e garanzia di una maggiore sostenibilità». Positiva anche la prospettiva, ventilata dalla Regione, di promuovere accordi con la grande distribuzione organizzata per riservare nei supermercati spazi dedicati alla produzione regionale. «E’ un modo per valorizzare meglio questi prodotti – commenta Paielli – che finora non trovano ancora adeguata collocazione da parte della Gdo».© RIPRODUZIONE RISERVATA.

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