14 Aprile 2006

Più Made in Italy meno assunzioni

È un quadro così così quello che si troverà di fronte il nuovo governo nel 2006 dell`economia. In negativo c`è una proiezione dell`Isae secondo cui quest`anno è minore il numero di imprese intenzionate ad assumere: sono solo il 27,9% del totale contro il 36,7% che ha creato posti di lavoro nel 2005. Invece arriva dall`Istat un segnale abbastanza incoraggiante sulla bilancia commerciale: il Made in Italy torna ad avere successo, grazie soprattutto alla ripresa di Eurolandia, così il deficit si è ridotto a febbraio a 388 milioni di euro, cioè parecchio meno dei 483 milioni di gennaio. Comunque il disavanzo resta quasi doppio dei 216 milioni del febbraio 2005, quindi non c`è troppo da festeggiare, e lo confermano i conti con i Paesi extra-Ue: qui il passivo commerciale di febbraio è stato di 2,962 miliardi, che è molto meno dei 4 miliardi di gennaio ma più del doppio del miliardo e 355 milioni di febbraio 2005. Del resto, se i prezzi del petrolio e del metano non recedono almeno un po` dai livelli attuali il saldo in rosso dell`Italia è quasi inevitabile. Per quanto riguarda le prospettive dell`occupazione l`indagine dell`Isae ci dice che nel 2006 ad assumere saranno, dal punto di vista geografico, soprattutto imprese del Nord Ovest (il 29,2% fra loro) e dal punto di vista dei settori soprattutto quelle dei servizi (il 28,7%). Quanto alla qualità dell`impiego, oggetto di molte polemiche in campagna elettorale, l`Isae rileva “un ridimensionamento ulteriore dei contratti a tempo indeterminato“. Complessivamente il 15,7% delle imprese prevede più ore lavorate mentre solo l`8,1% valuta probabile una diminuzione. L`Isae traccia anche un breve consuntivo occupazionale del 2005. Ci sono state assunzioni più nell`industria manifatturiera (42,2%) che nei servizi (25,1%). Solo il 43,4% delle imprese che hanno assunto ha adottato il contratto a tempo pieno indeterminato. Tornando alla bilancia commerciale, il giudizio di sintesi dell`Istat è che i nostri traffici internazionali mostrano “una buona vivacità degli scambi nelle entrate e nelle uscite con i maggiori partner europei“ e anche verso il resto del mondo esportiamo di più, ma finiamo in passivo per colpa del petrolio e del gas: l`Istituto nota che “se togliamo l`effetto dei prodotti energetici il rosso di oltre 7 miliardi del bimestre gennaio-febbraio 2006 diventa positivo per 1,617 miliardi“. Naturalmente azzerare la bolletta del greggio e del metano resterà un sogno, mentre è confortante che le vendite dei nostri prodotti in Germania siano cresciute a febbraio del 13%, del 9,1% verso la Francia e dell`11,4% verso la Spagna. Secondo il viceministro alle Attività produttive Urso questo è “il segnale più importante della ripresa del Made in Italy“. Disincantato il Codacons: “Considerare il dato di gennaio positivo solo perché migliore del passivo record di gennaio non ci pare una grande trovata“. E Confagricoltura lancia l`allarme per l`aumento dell`import alimentare.

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