Più indebitate le famiglie italiane
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fonte:
- Il Secolo XIX
Ci si indebita per l’auto, per lo scooter, per l’ultimo modello di tv al plasma, per la vacanza ai Caraibi. Soprattutto, ci si indebita con facilità sempre maggiore, sfidando recessione e precariato, in una folla corsa a chi spende più di quanto la busta paga consiglierebbe di fare. L’allarme arriva dalla Cgia di Mestre, che ha analizzato le statistiche Bankitalia e sentenziato che gli italiani, da quando la lira è stata sostituita dall’euro, hanno visto aumentare il proprio indebitamento dell’81%. Alla fine dello scorso anno il debito medio delle famiglie italiane viaggiava leggermente sopra i 15.000 euro (15.067,6 euro per la precisione), con punte sopra i 20.000 euro per Lodi (20.960), Roma (20.954) e Milano (20.857). La presenza di Roma nel podio delle città più indebitate rappresenta una vera e propria eccezione, visto che tutti gli altri 10 capoluoghi di provincia più gravati dai debiti appartengono a Regioni del Nord. Dall’altro lato della classifica, invece, le 10 province più virtuose, sono tutte del Sud ed in particolare della Sardegna. Olbia, Medio Campidano, Ogliastra e Carbonia-Iglesias sono infatti i quattro capoluoghi meno "in rosso", con il minimo di Carbonia dove le famiglie hanno un debito medio di circa 2.868 euro. «Questi dati vanno interpretati, perché le province più indebitate sono quelle che presentano anche i livelli di reddito più elevati», sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre, secondo il quale è comunque «chiaro che tra queste famiglie in difficoltà vi sono molti nuclei appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, appare evidente che la forte esposizione di queste realtà, soprattutto a fronte di significativi investimenti avvenuti negli anni scorsi nel settore immobiliare, ci deve preoccupare relativamente». Un discorso diverso va invece fatto se si analizza un arco temporale più lungo. «Altra cosa – prosegue infatti Bortolussi – è quando analizziamo la variazione di crescita dell’indebitamento medio registrato tra il 2002 e il 2008. Al di sopra del dato medio nazionale troviamo molte realtà provinciali della Puglia, della Campania e dell’Abruzzo. Ciò sta a significare che questo aumento è probabilmente legato all’aggravarsi della crisi economica che ha indotto molte famiglie a ricorrere a prestiti bancari per affrontare questa difficile situazione». Il record della crescita del debito delle famiglie avvenuta tra il primo gennaio 2002 (data dell’introduzione dell’euro) e il 31 dicembre 2008, appartiene alla provincia di Chieti (+117,85%). Segue Piacenza con un aumento del 117,01%, Reggio Emilia con +115,76 %, Caserta con +115,53% e Napoli con +110,78%. Chiudono la classifica Bolzano con il +42,76% e Potenza con +39,37%. Secondo il Codacons, «l’inchiesta conferma ciò che denunciamo dal 2002: i prezzi sono raddoppiati e le famiglie, nel tentativo vano di mantenere un tenore di vita costante, sono state costrette ad indebitarsi. Ora la crisi mondiale sta dando solo il colpo di grazia a questi consumatori che erano già in grande difficoltà». «Ecco perché in Italia – continua il Codacons – a differenza degli altri paesi di Eurolandia, sarebbe stato necessario che il governo concentrasse i suoi scarsi stanziamenti ad aiutare le famiglie indebitate, contribuendo così indirettamente a far lievitare il Pil grazie ad un rilancio dei consumi. Invece Tremonti e Berlusconi hanno puntato ad aiutare banche ed imprese, lasciando le briciole ai consumatori e limitandosi, per le famiglie, a due provvedimenti spot: 2,4 miliardi di euro per il bonus famiglie e 40 euro al mese di social card per 600.000 persone, a fronte di dati Istat secondo i quali il 19,1% della popolazione italiana, ossia circa 4 milioni e 633 mila famiglie, non arriva a fine mese».
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