“Phishing”, per i complici non c’ è reato
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fonte:
- La Stampa
"Phishing", per i complici non c’ è reato
(lastampa.it, 2011-08-10 23:23:00)
Mentre non si contano più ormai le truffe informatiche – in continua evoluzione vista la diffusione dei servizi digitali – la giustizia, sul piano del contrasto, fa un passo indietro: contribuire al trasferimento di denaro rubato online utilizzando il sistema del "phishing", infatti, non è un reato. A stabilirlo la seconda sezione della Cassazione che ha assolto due imprenditori palermitani condannati – sia dal gup che in Corte d’ appello – a un anno e quattro mesi di reclusione. Il "phishing" è un sistema di truffa molto diffuso che la maggior parte di chi possiede un indirizzo di posta elettronica ha imparato a conoscere, spesso a proprie spese. Si tratta infatti di un furto di identità effettuato grazie al classico utilizzo delle "spam" – le email indesiderate – inviate a milioni di persone sul web, dove con una scusa viene richiesto agli utenti di fornire i propri dati personali. Messaggi che imitano siti istituzionali o in cui si offrono lavori redditizi senza troppa fatica, con l’ obiettivo di rubare alcune informazioni preziose come ad esempio il numero di conto corrente, carta di credito o codici di identificazione. Il "phisher" invia una mail che riprende nella grafica e nel contenuto un’ istituzione conosciuta dalla vittima, come ad esempio la propria banca. Nella maggior parte dei casi si comunica un problema tecnico verificatosi con il proprio conto corrente oppure un’ offerta in denaro e viene chiesta una verifica dei propri dati. Vengono così gettati milioni di "ami" nella rete nella speranza che qualcuno finisca per abboccare, a quel punto dal conto corrente online vengono rubate somme di denaro e depositate provvisoriamente in conti correnti messi a disposizione da alcuni utenti complici che si impegnano a ritrasmetterli dopo qualche giorno alle aziende indicate dai truffatori. Una complicità favorita dal vuoto legislativo in materia e che molti hanno sfruttato offrendo un ponte legale ai truffatori. Un aiuto prezioso perché la maggior parte delle azioni illegali provengono da paesi dell’ est Europa. Una forma di riciclaggio di denaro de facto che la sentenza del giudice Daniela Troja (21 aprile 2009) aveva sanzionato configurandosi come l’ unico precedente giurisprudenziale di rilievo nei confronti di questi utenti: tutto inutile perché la Cassazione ha stabilito che per integrare il reato di riciclaggio non basta la semplice "colpa con previsione" ma occorre il dolo, ossia la consapevolezza concreta della provenienza illegale del denaro transitato dai conti correnti. Tradotto: il reato non è chiaramente definito nella giurisdizione italiana. Una mancanza che per il Codacons rappresenta "l’ ennesima sconfitta nella già scarsa lotta al phishing". "Ogni giorno – spiegano dall’ associazione – milioni di utenti ricevono decine di mail contraffatte senza che nessuno riesca ad arrestare queste persone. Rispetto a un fenomeno così vasto i processi fatti e i truffatori assicurati alla giustizia sono pochissimi". E da oggi saranno ancora di meno.
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Tags: Cassazione, email, frode informatica, phishing, riciclaggio, spam
