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19 Settembre 2019

«Pezzotto» televisivo Un genio informatico dietro la maxi-frode

aveva laboratori al centro direzionale e a marianella
napoli Era Napoli la base logistica dell’ associazione a delinquere che, attraverso un’ unica piattaforma pirata a 12 euro al mese, offriva partite di serie A, le coppe europee, film e serie tv. Il «pezzotto, insomma», utilizzato da ben 700.000 persone in diversi Paesi europei, che ora rischiano multe fino a 25.000 euro. Le tre centrali televisive predisposte per la diffusione illegale del servizio, si legge nell’ ordinanza cautelare del gip Fabio Provvisiero, si trovavano in via dell’ Abbondanza, a Marianella, e al Centro direzionale, in due appartamenti dell’ isola G1. Si tratta dell’ abitazione e di due uffici di Franco Maccarelli, classe 1978, ritenuto uno dei principali artefici del colossale imbroglio. Un genio della tecnologia, Maccarelli, come è emerso dalle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli: «L’ importanza del ruolo rivestito – si legge nell’ ordinanza – è riscontrabile anche quando per conto dell’ organizzazione coordina gli interventi di esperti programmatori e soggetti preposti alla mitigazione di minacce hacker verso l’ infrastruttura privata. Inoltre Maccarelli controlla una platea di reseller (rivenditori, ndr) dediti alla vendita esclusiva del flusso internet pirata». Grazie a questo sistema, l’ indagato – che non risulta svolgere attività lavorative – incamerava, soprattutto grazie a PayPal, enormi quantità di denaro. Data la complessità dell’ operazione, che ha visto coinvolte le forze di polizia di diversi Paesi, la conferenza stampa del procuratore, Giovanni Melillo, si è svolta a Roma anziché, come in genere accade, nel suo ufficio. In Italia hanno indagato Guardia di Finanza (il Nucleo nazionale antifrodi, con il colonnello Giovanni Reccia) e la polizia. I membri dell’ organizzazione, ha spiegato Melillo, predisponevano e gestivano all’ estero gli spazi informatici attraverso i quali ritrasmettevano il segnale dei Sky, Dazn, Netflix. Una fitta rete commerciali, con basi in Lombardia, Veneto, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, acquisiva illegalmente i pacchetti di contenuti e li rivendeva. Sono otto gli ordini europei di indagine eseguiti simultaneamente in Olanda, Francia, Grecia, Germania e Bulgaria dalle rispettive polizie giudiziarie. Nei confronti degli indagati il gip ha emesso un decreto di sequestro preventivo di account PayPal, carte di debito e conti corrente. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere finalizzata alla riproduzione e commercializzazione illecita di Iptv (Internet Protocol Television, un sistema di trasmissione di segnali televisivi su reti informatiche, ndr) con la circostanza aggravata del reato trasnazionale. Nell’ ordinanza il giudice sottolinea anche che è stato rinvenuto «un sofisticato sistema organizzato di frode finalizzato alla captazione e diffusione di prodotti destinati alla Tv a pagamento, con notevole danno ai titolari dei diritti e frustrazione del libero mercato». Numerosissimi, è emerso, i clienti napoletani. Una delle conseguenze del malcostume è che, come sottolinea il Codacons, vanno a pagare di più gli abbonati regolari: «La forte diffusione di piattaforme che consentono di vedere gratuitamente le pay-tv, ha effetti fino al +10% sui prezzi degli abbonamenti televisivi, a discapito di tutti gli utenti che in modo regolare acquistano pacchetti legati alle tv a pagamento», motivo per cui «oltre a rappresentare una forma di illegalità, la pirateria porta ad un ingiusto incremento delle tariffe a carico di chi si abbona in modo regolare alle tv a pagamento».
titti beneduce

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