19 Ottobre 2021

Petrolio verso i 90 dollari al barile. Bollette e benzina: cosa succede se torna a quota 100

Dopo otto settimane consecutive di rialzi il prezzo del greggio continua a salire. Le quotazioni infatti estendono la crescita della scorsa settimana sulla scia dell’aumento della domanda post pandemia e delle tensioni nelle quotazioni di gas e carbone che si riverberano anche al greggio. Il greggio Wti di riferimento sfiora gli 83 dollari al barile (82,92) ai massimi dall’autunno del 2014. Corre anche il Brent del Mare del Nord che ha toccato gli 86 dollari al barile (il Wti del Texas sale a 83,4 dollari). Vengono così aggiornati i massimi dal 2014. La quota dei 100 dollari al barile, prevista tra gli altri da Bank of America per il 2022. Si sta dunque avvicinando rapidamente. Con quali conseguenze per i cittadini? La settimana si era chiusa con il sentimenti degli investitori decisamente puntato sull’aumento della domanda di petrolio, visto il forte rialzo dei costi per il carbone e il gas naturale in Cina, India ed Europa: venerdì il greggio aveva ha guadagnato 97 centesimi, l’1,2%, a 82,28 dollari al barile, la chiusura più alta dal 21 ottobre 2014; per il Wti — per l’appunto l’ottava settimana consecutiva in rialzo, la crescita era stata del +3,7%. Il gas naturale peraltro aveva perso il 4,9%, chiudendo a 5,410 dollari per milioni di unità termiche britanniche, per una settimana in calo del 2,8%; ma dall’inizio dell’anno, ha guadagnato circa il 115%.Il greggio di qualità Brent, per parte sua, è passato dai 37 dollari di fine ottobre 2020 agli attuali 86 dollari, in rialzo del +117%. «Il rimbalzo dell’economia dopo il Covid è stato estremamente forte, l’offerta di gas, petrolio e carbone sta arrivando in ritardo, perché dal 2015 gli investimenti sono stati inferiori al consueto. Si cerca di trovare un mix energetico differente con più rinnovabili e con una certa discontinuità, tutto questo ha creato un gap tra offerta e domanda, con la domanda che sta crescendo sempre di più», ha affermato l’ad di Eni Claudio Descalzi. «C’è poco gas, meno gas – ha aggiunto – il Gnl va nei paesi che sono disposti a pagare di più. Dalla Russia sta arrivando di più del 2020, ma c’è meno gas come prodotto domestico. L’Europa non ha gas lo importa quasi tutto».Nel rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’energia (Iea), si prevede poi che la capacità di produzione mondiale di petrolio aumenterà di 5 mb/g entro il 2026. Allo stesso tempo, il crollo storico della domanda si è tradotta in un cuscinetto di capacità di produzione inutilizzata di un record di 9 mb/g che potrebbe mantenere i mercati globali a proprio agio nel breve termine. Per soddisfare la crescita della domanda di petrolio fino al 2026, nel caso di base del rapporto Aie l’offerta deve aumentare di 10 milioni di barili al giorno entro il 2026. Il Medio Oriente, guidato dall’Arabia Saudita, dovrebbe fornire la metà di tale aumento: un cambiamento radicale rispetto agli ultimi anni, quando gli Stati Uniti dominavano la crescita.
«L’aumento dei prezzi dell’energia minaccia di mantenere il livello di inflazione nella maggior parte dei mercati emergenti ben al di sopra degli obiettivi delle banche centrale più a lungo di quanto previsto, mettendo pressione al rialzo sui tassi di interesse», scrivono gli analisti di S&P in un recente report. I prezzi del petrolio sono saliti a un massimo pluriennale e potrebbero aumentare ulteriormente, dato che i servizi pubblici e le aziende industriali di tutto il mondo potrebbero sostituire il gas naturale e il GNL ad alto prezzo con il petrolio. I mercati hanno reagito prevedendo ulteriori aumenti dei tassi in diversi paesi, soprattutto per le economie dei Paesi emergenti. Intanto l’inflazione vola negli Usa con un rialzo che a settembre ha toccato il +5,4% (con l’indice energetico a +24,8% negli ultimi 12 mesi). In Germania e in Spagna la corsa dei prezzi a settembre è stata del 4% su base annua, mentre in Italia il rialzo al +2,5% è il più elevato dal 2012. Il petrolio a quota 100 potrebbe prolungare anche nei prossimi mesi l’aumento dei prezzi che invece le principali banche centrali, a cominciare dalla Bce, considerano un fatto transitorio.«Il persistere di prezzi energetici elevati potrebbe anche provocare un riprezzamento delle aspettative di normalizzazione della politica monetaria negli Stati Uniti, e portare a condizioni di finanziamento esterno meno favorevoli», continua il report di S&P. Tradotto in linguaggio corrente questo significa che il possibile aumento dei tassi di interesse potrebbe influire sulle condizioni del credito verso le imprese, riducendone la capacità di crescita. Per il momento tuttavia si tratta di uno scenario non imminente visto che si gli Stati Uniti che l’Europa, almeno per tutto il 2021 sembrano orientate non soltanto a non toccare al rialzo i tassi di interesse ma anche a non ridurre in modo eccessivo la politica di acquisto dei titoli sul mercato secondario adottata per far fronte alla pandemia.
L’aumento delle bollette di gas e luce più che ai prezzi del petrolio è legato invece all’aumento dei prezzi del gas naturale. Ma come abbiamo visto i mercati energetici del gas e del petrolio sono tra loro strettamente collegati con vistosi effetti sostituzione (passaggio dal gas al petrolio, e viceversa) a seconda dell’andamento dei prezzi. Ci sono poi i costi della transizione energetica che nel lungo andare peseranno anche sui consumatori finali. Per adesso il governo si è impegnato a ridurre gli oneri di sistema che pesano in bolletta con un’erogazione di 3 miliardi di euro e questo, in parte, riduce gli aumenti. «È facile prevedere che la pressione al rialzo dei prezzi si mantenga nell’immediato futuro e le previsioni di medio periodo lasciano a oggi intravedere un processo molto lento di riallineamento a prezzi più bassi, il che sollecita una riflessione sulla opportunità di rendere strutturali alcuni degli interventi adottati, tra cui la possibilità di destinare stabilmente una quota del gettito in crescita delle aste CO2 alla riduzione degli oneri generali di sistema», ha spiegato il presidente di Arera, l’Authority sull’energia, Stefano Besseghini.
Secondo calcoli del Codacons il l caro-benzina pesa già adesso in maniera rilevante sui bilanci delle famiglie , con la verde che costa oggi il 23,4% in più rispetto allo scorso anno, e il gasolio il 24,3% in più. In uno scenario internazionale in cui il Brent supera gli 85 dollari e balzano le quotazioni dei prodotti raffinati, non si fermano i rialzi dei prezzi dei carburanti, con la benzina che nel servito sulle autostrade corre verso quota 2 euro al litro (la media è a 1,972 euro, mentre il gasolio è a 1,919). E’ quanto emerge dalla rilevazione di Staffetta Quotidiana, che segnala come nel fine settimana Eni abbia aumentato di un centesimo al litro i prezzi consigliati di benzina, gasolio e Gpl. Per IP, Q8 e Tamoil si registra invece un rialzo di un cent/litro su benzina e gasolio. Le medie dei prezzi praticati dell’Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico vedono la benzina self service a 1,735 euro/litro (+8 millesimi, compagnie 1,743, pompe bianche 1,715) e il diesel a 1,598 euro/litro (+9, compagnie 1,604, pompe bianche 1,581). Gpl servito a 0,809 euro/litro (+5), metano servito a 1,086 euro/kg (+7) e Gnl 1,744 euro/kg (invariato). Con un prezzo del greggio a 100 dollari al barile, secondo alcune stime i prezzi dei carburanti potrebbero salire di un ulteriore 5-10%

 

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