PETROLIO: SFONDA QUOTA 73 DOLLARI, SE NE OCCUPERA` G7
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fonte:
- Ansa
GIU` SCORTE USA, PER FMI RISCHIO 80 DOLLARI; BENZINA IN RIALZO
(ANSA) – ROMA, 19 apr – Iran, Nigeria, ora anche le scorte
Usa: ci sono tutti gli elementi per la miscela esplosiva in
grado di far partire a razzo le quotazioni del petrolio. Che,
puntualmente, anche oggi hanno messo a segno una nuova serie di
record, rompendo la soglia dei 73 dollari.
– BRENT RECORD DOPO SCORTE USA. E` una giornata sull`ottovolante
quella archiviata dagli operatori delle piazze di Londra e New
York. Apertura delle quotazioni in negativo, stamani, con molti
operatori pronti a scommettere che le scorte degli Stati Uniti,
il maggior consumatore di oro nero, sarebbero risultate in
aumento e quindi avrebbero tranquillizzato il mercato. Non è
stato così. Le scorte americane sono scese di 806.000 barili,
smentendo le previsioni degli analisti che davano un rialzo di
2,3 milioni. I futures a Londra hanno reagito schizzando fino a
73,34 dollari, nuovo massimo record. A New York le quotazioni
sono salite sempre più fino ai 72,10 dollari, record per la
qualità di greggio `Wti`, per poi chiudere a 71,90 dollari, in
rialzo dello 0,8%.
– FMI, RISCHIO 80 DOLLARI. Un`ondata di acquisti scatenata anche
dalle fosche previsioni sul futuro delle quotazioni petrolifere.
La più autorevole viene dal Fondo monetario internazionale,
secondo cui c`é “un 15% di probabilità che il prezzo del
petrolio resti inchiodato oltre gli 80 dollari al barile per la
seconda metà del 2006“. E, gettando benzina sul fuoco, il
presidente iraniano Ahmadinejad, capofila dei Paesi `falchi`
dell`Opec, ha detto che il prezzo del petrolio “non è ancora
arrivato al suo valore reale“ sulla base della legge della
domanda e dell`offerta. Uno scenario che dipenderà anche dall`
evoluzione delle tensioni geopolitiche, con la vicenda della
corsa di Teheran al nucleare in cima all`agenda. Oggi il primo
ministro britannico Tony Blair ha espresso il suo appoggio a un
eventuale intervento militare in Iran. Intanto in Nigeria, un
Paese le cui esportazioni di petrolio quest`anno sono state
decurtate dagli attacchi dei ribelli, le forze antigovernative
hanno ribadito che daranno battaglia. Tornando a colpire gli
stabilimenti estrattivi nel Delta del Niger, da dove le grandi
multinazionali pompano greggio.
– BRETON, NE PARLIAMO A G7. Una situazione che preoccupa i Paesi
importatori, di fronte alla quale il ministro dell`Economia e
delle finanze francese, Thierry Breton, ha fatto sapere che
proporrà alla riunione del G7 di Washington, questo weekend, di
“rafforzare le capacità di stoccaggio e di raffinazione“ per
“attenuare l`effetto speculativo degli shock esterni“ sul
prezzo. A fare il punto sulla situazione, sempre nel fine
settimana, saranno anche i rappresentanti dell`Opec, che a Doha
incontreranno i ministri del petrolio dei Paesi maggiori
consumatori e i rappresentanti delle compagnie petrolifere.
– BENZINA VERSO RINCARI. Con la corsa del greggio, le compagnie
cominciano intanto a ritoccare i prezzi della benzina, che si
avvicina a grandi passi al record storico di 1,367 euro al litro
raggiunto lo scorso 5 settembre. A mettere mano ai listini oggi
é stata l`Agip, che ha deciso un aumento di 2 centesimi per la
verde e di 3 centesimi per il gasolio facendo salire i prezzi
consigliati rispettivamente a 1,349 e 1,223 euro il litro. “Se
non si arresterà la corsa del caro-petrolio gli effetti sull`
inflazione saranno pesantissimi“, avverte il Codacons. Mentre
Confesercenti chiede un intervento sulle tasse dei carburanti,
per contrastare l`aumento dell`Iva, costato negli ultimi due
anni oltre due miliardi a cittadini e imprese. (ANSA).
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