17 Maggio 2018

Petrolio, nuovo boom e volano i carburanti

la verde da 1,6 a 1,73 euro al litro gasolio ai massimi da 3 anni: 1,48 da gennaio il prezzo del greggio è aumentato del 17%. il nodo usa -iran
ENERGIA ROMA Un balzo indietro di quasi tre anni che ci riporta ai listini del luglio 2015: torna il caro benzina in Italia, con prezzi medi che hanno superato l’ asticella di 1,6 euro al litro per gli erogatori self service e hanno raggiunto quota 1,739 euro al litro per la modalità servito. Va ancora peggio al gasolio che, secondo la tabella del Mise, ha un prezzo medio di 1,483 euro al litro, ai massimi dal giugno 2015. A questi prezzi per un pieno di benzina di un’ auto di media cilindrata ci vogliono oltre 80 euro, mentre per il gasolio ne sono necessari almeno 74. Un anno fa bastavano rispettivamente 76 e 68 euro, il 5% e l’ 8% in meno. E così sono scattati i campanelli di allarme: non saranno solo le tasche degli automobilisti a risentirne, ma quelle di tutti, perché gli aumenti si riverseranno a cascata – denuncia la Coldiretti – sull’ 85% delle merci (soprattutto alimentari) che in Italia viaggia ancora su strada. Le associazioni dei consumatori dal canto loro denunciano una strana tempestività tra le notizie dei disordini che arrivano dal Medio Oriente e l’ adeguamento all’ insù dei listini: «Chiediamo ai Nas di attivarsi – dice il Codacons – per verificare come sia possibile che il prezzo alla pompa aumenti al solo annuncio di tensioni in Medio Oriente, nonostante il petrolio venduto oggi sia stato acquistato nei mesi scorsi, quando le quotazioni erano decisamente inferiori ai prezzi odierni». Secondo l’ associazione si può configurare «una forma di aggiotaggio». LA DOPPIA INCERTEZZA A far lievitare i listini dei carburanti è ovviamente l’ andamento del prezzo del greggio che da inizio 2018 è aumentato del 17%: ieri le quotazioni di un barile di Wti (petrolio americano) erano a 71 dollari, quello del Brent (petrolio europeo) a 78. Lo scorso anno eravamo intorno ai 50/52 dollari. Il problema è che c’ è spazio per ulteriori aumenti. Secondo il bollettino mensile dell’ Aie, l’ Agenzia internazionale dell’ Energia, c’ è una «doppia incertezza» che può condizionare i listini: la prima deriva dal ripristino delle sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti nei confronti dell’ Iran, il terzo più grande produttore dellOrganizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec), con i suoi 2,4 milioni di barili al giorno esportati; l’ altra incertezza deriva dall’«accelerazione del declino della produzione» in Venezuela a causa della crisi politica. IL PRECEDENTE L’ Agenzia ricorda che «quando nel 2012 sono state imposte sanzioni, le esportazioni dell’ Iran sono diminuite di 1,2 milioni di barili al giorno. È troppo presto per dire cosa accadrà questa volta, ma dovremo esaminare se altri produttori potranno intervenire per assicurare un flusso ordinato di petrolio al mercato e compensare un’ interruzione delle esportazioni iraniane. Nè il Venezuela nè il Messico possono aumentare la produzione a breve termine, ma una dichiarazione dell’ Arabia Saudita poco dopo l’ annuncio degli Stati Uniti ha riconosciuto la necessità di lavorare con produttori e consumatori per mitigare le possibili carenze di approvvigionamento». Se così non fosse il prezzo dei barili rischierebbe di salire ancora. Il caro benzina potrebbe incidere anche sul fronte inflazione. Per adesso comunque l’ effetto non c’ è: secondo i dati Istat diffusi ieri l’ inflazione ad aprile è aumentata dello 0,5% su base annua in rallentamento rispetto a marzo quando l’ incremento fu dello 0,8%. Giusy Franzese © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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