12 Gennaio 2007

Petrolio giù del 20%, benzina immobile nell`ultimo anno

Petrolio giù del 20%, benzina immobile nell`ultimo anno: l`Adiconsum accusa



Petrolio giù di quasi il 20% (il Brent ha toccato giovedì 11 gennaio i minimi da 19 mesi, sotto 53 dollari al barile), tra calo del greggio e apprezzamento dell`euro sul dollaro. Chiunque si sarebbe atteso una diminuzione significativa anche per il prezzo dei carburanti. Al contrario, i listini del gasolio e della benzina sono rimasti praticamente immobili su tutto l`ampio ventaglio di compagnie presenti sul mercato. Qualche esempio: Agip verde senza servizio +0,33% in un anno, Api prezzo invariato, Shell +050%, Erg +0,58%. E questo non nelle ultime settimane, ma facendo i conti su tutti gli ultimi dodici mesi dal 4 gennaio 2006 al 4 gennaio 2007. Paolo Landi, segretario generale di Adiconsum, torna all`attacco anticipando i risultati di un`indagine a Il Sole 24 Ore.com. “Il barile in un anno – riassume Landi – è sceso circa del 13%, ma se aggiungiamo il 6% guadagnato dalla moneta unica europea sul biglietto verde ecco che abbiamo un deprezzamento di quasi un quinto. Eppure a guardare i prezzi alla pompa, con servizio o fai-da-te, non si direbbe affatto: le variazioni sono millimetriche, spesso al rialzo, o nulle, con ridicoli annunci periodici di riduzioni seguiti da aumenti repentini ad ogni minimo rialzo del greggio. E questo vale per tutte le compagnie, che di fatto formano un cartello di cui fanno le spese i consumatori“. L`Adiconsum, associazione costituita nell`87 su iniziativa della Cisl, ha già chiesto un intervento del Governo e dell`Antitrust, ma chiama in causa anche l`Autorità per l`Energia. “Occorrono finalmente regole chiare – spiega ancora Landi – per far sì che le compagnie adeguino i prezzi periodicamente seguendo regole precise e che l`applicazione di queste regole sia verificata puntualmente. Per cominciare, ad esempio, bisognerebbe fare finalmente esporre i prezzi sui totem e il ministro Marzano (titolare dello Sviluppo economico nel governo Berlusconi, ndr) si era impegnato in tal senso, ma neppure questo è riuscito a fare: spesso i totem sono addirittura spenti. Ripeto, però: non si tratta di colpire i benzinai, per compensare i quali si potrebbe pensare a uno scambio con la grande distribuzione attraverso l`ampliamento della gamma dei prodotti venduti negli attuali distributori; il problema vero sono le compagnie, che continuano a guadagnare cifre spropositate in pressoché totale assenza di concorrenza“. Una nuova fiammata polemica, in coincidenza con il rilancio del ministro per lo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, sulle prospettive di liberalizzazione del settore con l`amplimento della vendita anche ai centri commerciali, che hanno già provocato la reazione dei benzinai: il sindacato ha annunciato lo stato di agitazione della categoria e minaccia chiusure selvagge se le scelte del Governo arrivassero prima di una concertazione. Secondo il presidente Franco Bertini della Faib-Aisa (i gestori autostradali) , “le attuali distorsioni del mercato dei carburaranti nel prezzo sono dovute a disparità di trattamento fra chi può accedere ad acquistare il prodotto in extra-rete e fra chi, come i gestori, è costretto ad acquistarlo esclusivamente dalle compagnie petrolifere di riferimento“. I vantaggi per gli automobilisti, inoltre, sarebbero tutti da dimostrare, dicono i benzinai. “L`esperienza dei paesi a noi confinanti – ha dichiarato Bertini – come ad esempio la Francia, dimostra chiaramente come l`apertura della vendita di carburanti nella grande distribuzione organizzata abbia prodotto gravissimi squilibri sociali costringendo l`utenza a percorrere decine di chilometri per fare rifornimento di carburanti“. Eppure per i consumatori del Codacons, ad esempio, la vendita di benzina presso la grande distribuzione “è una misura indispensabile per contenere gli aumenti incontrollati dei prezzi dei carburanti“ e “consentirebbe ai cittadini un risparmio di 7 centesimi di euro su ogni litro di carburante“.

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