20 Aprile 2006

Petrolio, altra giornata di passione

Per il Fmi cresce la preoccupazione e i prezzi potrebbero sfondare quota 80 dollari a metà anno. Petrolio, altra giornata di passione Toccati nuovi record: a Londra 74 dollari e negli Usa 72,40 Dopo avere inanellato l`ennesimo record, il prezzo del petrolio resta al centro dell`attenzione dei mercati che guardano con apprensione agli scenari geopolitici più caldi, la cui evoluzione è in grado di condizionare direttamente le quotazioni del greggio. Dopo una mattinata relativamente tranquilla, il Brent crude, greggio di riferimento europeo, ha macinato un record dopo l`altro raggiungendo i 74 dollari al barile sui future di giugno. Alle tensioni legate all`Iran si sono aggiunti i dati delle scorte settimanali statunitensi, che hanno segnato una flessione superiore alle attese degli analisti, in particolare per quanto riguarda i carburanti. Sul Brent hanno inoltre inciso le perdite di produzione accusate in Nigeria, che destano preoccupazione sui mercati europei più che su quelli americani. I future di maggio sul Light crude a New York si sono attestati nel tardo pomeriggio a 71 dollari al barile dopo avere toccato il record di 71,79, ma in serata è stato toccato il nuovo massimo storico di 72,40 dollari.Secondo il Fondo monetario internazionale, l`economia mondiale continua a correre oltre ogni previsione, ma è sempre più forte l`allarme per i prezzi del petrolio che potrebbero sfondare quota 80 dollari al barile già a metà 2006. Per ora, comunque, segnala il rapporto economico di primavera del Fmi, il surriscaldamento dell`oro nero ha avuto effetti limitati sulla crescita globale, prevista in aumento del 4,9% quest`anno e del 4,7% il prossimo. L`espansione, peraltro, `sta diventando sempre più diffusa` tra le diverse aree macroeconomiche.Per il ministro dell`economia austriaco, Martin Bertenstein, che detiene la presidenza di turno dell`Unione europea, non c`è nessun segnale finora che i rialzi record del prezzo del petrolio abbiano danneggiato la crescita dell`economia europea. `Al momento`, ha detto Bertenstein, `non abbiamo nessuna indicazione che i prezzi correnti del petrolio e, quindi, i prezzi dei prodotti energetici stiano danneggiando la crescita dell`Ue. Tuttavia c`è un tetto limite`, ha aggiunto, senza specificare quale sia.Sul tema è intervenuto ieri anche il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, che ha chiesto ai paesi produttori, in particolare a quelli membri dell`Opec, di vendere il greggio ai paesi poveri a un prezzo più basso di quello di mercato. Intanto Claude Mandil, numero uno dell`Aie (l`Agenzia internazionale dell`energia), ha assicurato che le riserve strategiche possono coprire l`eventuale blocco delle esportazioni petrolifere iraniane. Mandil ha ribadito che l`aumento del prezzo del petrolio è una cattiva notizia per l`economia mondiale e avrà un impatto sulla crescita globale e sull`inflazione. In Italia sono tornate a farsi sentire le associazioni dei consumatori. Secondo il Codacons, gli effetti del caro-greggio sull`inflazione saranno molto pesanti: se non si arresterà la corsa dei prezzi, a fine anno l`inflazione arriverà al 2,5-2,6%. E si tratta, avverte il Codacons, `di stime per difetto`. Dal canto suo, l`Adoc avverte che le ricadute in termini economici per le famiglie saranno di 383 euro l`anno, ripartiti tra pieni di benzina (+60 euro), riscaldamento (+123 euro) e beni di consumo autotrasportati (+200 euro). Addirittura, ipotizzando una crescita del prezzo del greggio fino a 90 dollari al barile, uno studio dell`associazione dimostra un incremento di spesa per la sola benzina di 234 euro in un anno.

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