Petrolio a quota 80. E la verde vola a 1,3 euro
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fonte:
- Avvenire
I l petrolio ha toccato ieri gli 80 dollari al barile negli scambi sul mercato elettronico di New York, ai massimi di un anno, spinto dalla debolezza del biglietto verde. Se a questo si aggiunge la brusca contrazione dei margini delle compagnie, il risultato è una revisione al rialzo dei listini dei carburanti. La benzina è tornata così sopra l’1,3 euro al litro. Immediate le proteste delle associazioni dei consumatori che parlano di «isterismo» dei prezzi. Ma l’Unione petrolifera respinge ogni accusa: gli incrementi sul mercato internazionale dei carburanti sono superiori a quelli industriali e, in molti casi, anche a quelli in vigore sulle strade. Il dibattito sull’argomento, insomma, si fa ciclicamente animato. Dopo mesi di relativa tranquillità, i prezzi di petrolio e benzina tornano a riprendere la marcia al rialzo. Dal monitoraggio di quotidianoenergia.it da ieri mattina in particolare Agip ha aumentato di 2 centesimi sia la verde che il gasolio balzando rispettivamente a 1,313 euro e a 1,157 euro. Sopra l’1,3 anche Q8 che ha ritoccato di 1,2 cent la sola benzina portandosi a 1,306 euro. Shell e Total hanno rincarato la verde rispettivamente di 1,5 e 1 cent, posizionandosi entrambe a 1,309 euro. Rialzi anche per le altre compagnie, ma coi prezzi sotto questa soglia. I rincari sui carburanti «aumentano ad una velocità impressionante », è l’accusa del Codacons. «L’isterismo dei listini sostiene il presidente Carlo Rienzi solo in parte è giustificabile con i rincari avvenuti nelle quotazioni internazionali del petrolio, e allo stato attuale determina un maggior esborso pari a 3,3 euro per un pieno di benzina e a 3,15 euro per un pieno di gasolio». Secondo le rilevazioni del Codacons, «solo 20 giorni fa la benzina costava 1,248 euro al litro, e il gasolio 1,095». Per un pieno di benzina di un’auto di media cilindrata, ci vogliono adesso quasi 66 euro. Così l’A- doc torna a sollevare il problema della tassazione: «Sul prezzo finale dei carburanti gravano per oltre il 50%, le tasse, accise e Iva. Molte delle accise furono introdotte in seguito ad eventi eccezionali e temporanei, come la guerra di Abissinia del 1935». Per l’Adoc, un intervento che potrebbe risollevare le sorti dei consumatori sarebbe «il taglio di 10 cent sia delle tasse che del prezzo del prodotto industriale ad opera dei petrolieri, per complessivi 20 cent». Difende invece l’andamento del prezzo l’Unione Petrolifera secondo cui i recenti aumenti del prezzo della benzina sono «giustificati da una decisa ripresa delle quotazioni internazionali nelle ultime settimane». Rispetto a 20 giorni fa (cioè da inizio ottobre) i prezzi a livello Platts «sono aumentati anche più di quanto hanno fatto i prezzi industriali, in particolare la benzina». Stando alle elaborazioni dell’Up, il prezzo sul mercato internazionale del Platts, nell’ultima settimana, è salito di 0,028 euro al litro, contro un aumento di 0,011 euro per il prezzo industriale della verde e di 0,013 del prezzo al distributore. Dall’inizio di ottobre, al Platts l’incremento è stato di 0,032 euro, contro il +0,029 del prezzo industriale e il +0,035 del prezzo effettivo.
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