3 Settembre 2008

Petrolio a picco. “Ma la benzina continua a salire“


Giornata di forti speranze, quella di martedì, per il petrolio, che sembra aver finito la sua folle corsa. Il prezzo del barile è infatti sceso ai minimi da 5 mesi (facendo addittura sperare in un ritorno sotto quota 100) per poi risalire sopra 109 dollari. L`arretramento è legato all`indebolimento dell`uragano Gustav, degradato a tempesta tropicale, e ha immediatamente provocato le reazioni dei consumatori che accusano i petrolieri di non procedere con paralleli ribassi dei prezzi dei carburanti. A New York il Light crude è arretrato ai minimi dallo scorso 2 aprile, a 105,46 dollari e poi è risalito a 109,53 dollari, comunque in calo di 5,93 dolari al barile dalla chiusura di lunedì a New York. Il greggio è sceso di quasi 40 dollari dai massimi storici di 147,27 dollari del luglio scorso e anche il biglietto verde ha guadagnato terreno, scendendo, per la proma volta da febbraio, sotto quota 1,45. Il presidente Usa, George W. Bush ha fatto sapere che i danni di Gustav sono ancora incerti, ma sembra ormai scontato che la produzione Usa di greggio non ne risentirà. Anche l`Aia, l`Agenzia intenazionale dell`energia, ha esluso la necessità di ricorrere alle riserve strategiche Usa. Immediata la reazione dei consumatori che invocano un abbassamento dei prezzi alla pompa di almeno 6 centesimi. E` quanto afferma il Codacons secondo il quale “il prezzo dei carburanti praticato attualmente dai distributori italiani è assolutamente inaccettabile a fronte del crollo delle quotazioni del petrolio e sta arricchendo le tasche delle già straricche compagnie petrolifere, a danno degli automobilisti, costretti a pagare immotivatamente una media di 6 centesimi di euro in più al litro“. “Non vi è alcun motivo – prosegue l`associazione – per cui alla pompa il prezzo della benzina sta aumentando vertiginosamente, mentre il petrolio cala e si avvicina ai 100 dollari al barile. Le Procure della Repubblica di tutta Italia, così come l`Antitrust, devono intervenire per capire cosa stia avvenendo e per tutelare gli automobilisti, già vessati da rincari speculativi d`autunno che si stanno registrando in tutti i settori“. Dello stesso parere Federconsumatori. “Con il petrolio che si sta avvicinando ai 100 dollari al barile, sarebbe logico aspettarsi una diminuzione dei prezzi dei carburanti, che dovrebbero attestarsi ben al di sotto di 1,40 euro al litro“ e invece “di diminuzioni non vi è stata neanche l`ombra, anzi, i prezzi – sottolinea l`associazione – sono vergognosamente aumentati, attestandosi intorno a 1,47-1,48 euro al litro, con un sovrapprezzo di 7-8 centesimi al litro. Questi centesimi di euro bastano per fare il pieno non di carburante, ma di guadagno da parte di chi opera nella filiera. Infatti, le compagnie petrolifere, `vessate` dalla Robin Tax, guadagnano in questo modo `appena` 315 milioni di euro al mese. Come al solito, a farne le spese, saranno sempre e solo i cittadini, che, per i carburanti, subiranno ricadute di 7 euro al mese, pari ad 84 euro all`anno“. Intanto i movimenti del petrolio hanno aiutato le Borse (gli indici dei principali listini europei, Piazza Affari compresa hanno virato in territorio positivo) e il dollaro. La debolezza del greggio infatti dà forza al biglietto verde, che si è portato sotto quota 1,45 $ (1,4491) per la prima volta dal 22 gennaio. La divisa europea perde anche sulle valute difensive per eccellenza: lo yen, fino ai minimi dal 26 marzo (156,93), e il franco svizzero, fino al minimo da metà luglio (1,6055). L`euro guadagna sulla sterlina, fino al nuovo massimo di 0,8163, sull`attesa di un possibile imminente taglio dei tassi della Banca d`Inghilterra.

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