20 Aprile 2005

Petrolieri sotto accusa: benzina troppo cara

Petrolieri sotto accusa: benzina troppo cara

Ancora la benzina. Il prodotto più acquistato dagli italiani (sia pure malvolentieri) torna al centro delle cronache economiche. Colpa dei petrolieri, che tengono inchiodati da settimane i prezzi ai massimi di tutti i tempi mentre il petrolio sta facendo retromarcia. Una retromarcia registrata su tutti gli altri mercati europei. E così, rispetto alla media dei 25 paesi dell?Unione europea, l?Italia fa registrare un maggior costo del prezzo industriale di 6,1 centesimi per la benzina e di 6,6 centesimi per il diesel. E, rispetto al paese meno caro (l?Irlanda) il differenziale sale a 11,4 centesimi. Sembra una frazione di euro, ma è il 32 per cento in più. In nessun posto d?Europa, insomma, i petrolieri chiedono tanto per un litro di carburante come in Italia. Lo Stato poi, come è noto, aggiunge di imposte tra accisa e Iva un ricarico tra i più considerevoli del continente, confermando l?Italia ai primissimi posti, anche se non più in testa perché è l?Olanda – tra prezzo industriale e tasse – a raggiungere la vetta. Ma come si difendono i petrolieri? «I movimenti dei mercati vanno visti in un periodo più lungo – osserva Pasquale De Vita, il presidente dell?Unione petrolifera – se si osservano le medesime classifiche in marzo, si vedrà che l?Italia era tra i paesi con il prezzo industriale più basso, perché non era stato ancora assorbito l?aumento del petrolio». Secondo De Vita tale ritardo nel rialzare i prezzi non era dovuto all?accordo con il governo per non variare immediatamente il prezzo al consumo in occasione del rincaro dell?accisa dello scorso febbraio. «Sono motivazioni diverse. Diciamo che in Italia si tende a dare dei messaggi più chiari al mercato, evitando continui rialzi e ribassi». Ma alla domanda se il ribasso sia dietro l?angolo il presidente dell?Unione petrolifera preferisce non rispondere: «Posso analizzare le cose fatte, non quello che accadrà. Le decisioni spettano alle singole aziende». L?imbarazzo di De Vita è dovuto al fatto che le compagnie petrolifere sono da tempo accusate di comportarsi tutte allo stesso modo, di agire come un cartello per evitare una concorrenza al ribasso. Tuttavia, anche se De Vita non lo dice, è il comportamento delle compagnie (che avrebbero tutte ritardato il rialzo dei prezzi in marzo e che stanno tutte ritardando il ribasso in aprile) ad alimentare con la reiterata sincronia delle modifiche di prezzo i sospetti di azioni concordate. Non hanno dubbi in proposito Adusbef e Federconsumatori, due associazioni dell?Intesa dei consumatori, che chiedono «al barcollante governo Berlusconi uno scatto di dignità a favore del potere di acquisto, con la restituzione, mediante bonus fiscale dei 4 miliardi di euro incamerati dal fisco come sovrattassa sulle benzine; una commissione parlamentare d`inchiesta che accerti se ci sia stata o meno la speculazione; meccanismi chiari e trasparenti sugli andamenti dei prezzi del barile e sulle quotazioni euro dollaro». E secondo il Codacons, altra associazione dell?Intesa, il primato detenuto dall`Italia sul fronte del caro-pieno «è a dir poco vergognoso», per cui occorre l`intervento «dell`Antitrust europeo per aprire un procedimento contro i petrolieri per accertare le speculazioni che mantengono elevati in Italia i prezzi della benzina e troppo distanti dalla media europea».

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