Petina, Aquara e Palinuro: tre casi di malagestione e di nessuna protesta
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fonte:
- Cronache di Salerno
E’ imbarazzante sentire un cittadino concludere una discussione su un qualsivoglia disservizio burocratico o su una notizia di cronaca sull’ ennesima inchiesta per corruzione con la frase: “questa è l’ Italia”. Esclamazione, accompagnata da un sospiro, che racchiude in sé rassegnazione, fatalismo, incapacità di reazione. Di certo è difficile non essere facili prede dello sconforto di fronte al caos – poco creativo – che regna nei corridoi dei tribunali, di fronte alle ingerenze della peggiore politica nell’ organizzazione dei reparti ospedalieri o quando ci troviamo al cospetto di enti pubblici privi di ogni utilità, lasciati sopravvivere solo per mantenere lo “status quo” o per alimentare il germe delle clientele partitocratiche. Il problema, tuttavia, non è fuori di noi, esso si annida nelle pieghe della nostra stessa coscienza. Un’ infezione che non ci fa scomporre quando vediamo un utente di un autobus imbrattare il mezzo di trasporto sul quale viaggia, né ci fa reagire se osserviamo un passeggero accomodarsi vicino a noi senza titolo di viaggio. La situazione in Italia è grave ma non è seria, amava ripetere Ennio Flaiano. Sarà per questo che è difficile vedere segni di vero turbamento per sprechi conclamati di denaro pubblico o per storie di incompiute. Pochi a Petina, ad Aquara o a Palinuro hanno mosso un dito, alzato la voce, pronunciato almeno qualche parola, per manifestare una protesta, per esprimere un’ indignazione nei confronti della gestione tenuta dall’ Ente Parco in terra di Cilento. Un’ istituzione, chiamata per legge – e per Costituzione – a tutelare l’ ambiente, per decenni ha amministrato con certa disinvoltura finanziamenti per lo più di natura comunitaria, spesse volte utilizzando gli stessi per costruire ecomostri. Il paradosso perfetto. Opere inutili, perché incompiute, che hanno raggiunto l’ unico obiettivo di aprire una ferita in territori di notevole rilievo paesaggistico. Ad Aquara qualcuno ha pensato di lanciare il turismo con l’ etologia, un Centro per lo studio della lontra, mammifero del quale chissà quante tracce sono state rinvenute negli ultimi decenni. Dell’ opera rimangono pochi pilastri e una copertura in ferro, da anni esposta alle intemperie e all’ oblio. Pochi i turisti transitati lungo le strade della comunità degli Alburni, ancor meno gli studiosi appassionati del mammifero. Dall’ entroterra passiamo al litorale. Centola-Palinuro ha visto spendere oltre un milione di euro per la costruzione, in area protetta a livello comunitario, di un Osservatorio sulla fauna migratoria. Così su un crinale che domina la Mingardina, punto dal quale è possibile ammirare lo splendido Capo Palinuro, veniva edificata una massiccia struttura, in forma circolare e di ben tre piani, utile secondo le intenzioni di amministratori e progettisti – per assistere estasiati al passaggio di stormi di pennuti in migrazione verse terre più calde. Ovviamente l’ opera non è stata mai completata ed è probabile che, nel frattempo, gli uccelli abbiano deviato il loro abituale percorso. Sull’ ecomostro in località Aresta, ora siamo nel comune di Petina, molto si è detto nelle scorse settimane, la determinazione del Codacons ha portato alla demolizione di un manufatto edificato, senza alcuna utilità, su un crinale imponente, luogo ideale per il pascolo, per l’ osservazione degli astri o per passeggiate nella natura. Lì, proprio su quel crinale, il Parco aveva invece pensato di costruire un deposito di grandi dimensioni, buono solo ad alterare l’ ambiente. La struttura, mai completata, è stata demolita dopo vent’ anni dalla posa della prima pietra, anzi del primo pilastro. Quando le ruspe si sono mosse si sono visti tutti: i sindaci dei Comuni limitrofi, mai sensibili verso una tale bruttura, tollerata per oltre venti anni, i rappresentanti delle Forze dell’ ordine che, per l’ occasione, hanno rispolverato le migliori uniforme (cosa hanno visto in tutti questi anni?), i dirigenti del Parco. A voler essere precisi si trattava dei nuovi rappresentanti dell’ ente di tutela, i vecchi ruoli – responsabili degli scempi descritti e del grave danno alle casse pubbliche – sono impegnati a ridefinire i propri curriculum per riproporsi ai vertici del Parco. Del resto la loro vera forza è la nostra rassegnazione. Com’ era quella frase? Ah sì, “questa è l’ Italia”
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