Pet Tac, altre condanne per la Regione
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fonte:
- Corriere del Mezzogiorno
LECCE – Salgono da sei a otto le sentenze emesse dai giudici di pace Luigi Piro, Antonella Santoro, Eleonora Dell’ Anna, Giuseppe Paparella e Cosimo Rochira, che condannano la Regione Puglia, in poco più di un anno, a rimborsare i soldi spesi dagli ammalati oncologici per sottoporsi privatamente agli esami Pet-tac. Le sentenze riguardano circa 40 salentini, mentre sono ancora in corso i giudizi per altre venti persone. La notizia arriva dal Codacons. Tutte le sentenze, infatti, sono in favore di ammalati oncologici che si sono rivolti all’ avvocato Massimo Todisco, responsabile legale del Codacons di Lecce. Nelle ultime due sentenze, Rochira e Santoro hanno condannato la Regione Puglia al rimborso delle spese sostenute da 10 malati (tre dei quali deceduti) affetti da patologie tumorali che hanno dovuto sostenere l’ esame a proprie spese presso l’ istituto privato «Calabrese» di Cavallino. Alla base della sentenza in favore degli ammalati, o dei loro eredi, ci sono tre elementi che accomunano tutti i ricorrenti: la gravità della patologia, l’ urgenza dell’ esame e l’ incapacità per le strutture pubbliche presenti in Puglia di assicurare l’ esecuzione della pet-tac in tempi compatibili con l’ evoluzione della malattia. Tutte queste ragioni rendono legittima la richiesta di rimborso delle spese sostenute, in applicazione dell’ articolo 32 della Costituzione Italiana, per cui «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’ individuo». Considerando i soli tempi di attesa per l’ esame, nelle uniche due strutture pubbliche presenti in Puglia – l’ ospedale «Antonio Perrino» di Brindisi e il Policlinico di Bari -, le liste di attesa superano i tre mesi dal giorno della prenotazione. Tempi, dunque, incompatibili con chi soffre di un tumore e deve sottoporsi alla terapia rapidamente per bloccare la malattia. Alla base dei disagi c’ è, naturalmente, l’ assenza in provincia di Lecce di una pet-tac in struttura pubblica. Una mancanza alla quale si sta cercando di porre rimedio da moltissimo tempo. Per il direttore generale della Asl, Valdo Mellone, intervistato in occasione delle prime sentenze, a maggio scorso, «la pet-tac non serve per la diagnosi né per la cura, ma solo a stabilire a che stadio sia la malattia. Il tempo, quindi, non è importante e le sentenze dei giudici di pace sono incomprensibili». Quanto, poi, ai ritardi, il manager li addebitava ai contenziosi nati in sede di aggiudicazione dell’ appalto, ma assicurava che per settembre sarebbe stato tutto pronto. F. M. RIPRODUZIONE RISERVATA.
f. m.
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