25 Febbraio 2002

Peschiera, eludere i controlli non è un?impresa

In un servizio apparso ieri sul quotidiano Libero è stato dimostrato che è possibile accedere all?acquedotto

Peschiera, eludere i controlli non è un?impresa

Il responsabile provinciale del Codacons Tiberti rincara la dose: «L?allarme lanciato tempo fa»

UN servizio di tre pagine e l`acquedotto del Peschiera diventa notizia su Libero, il quotidiano di Vittorio Feltri che ieri ha dedicato al problema della difesa dell`acquedotto in località Micciani, nel comune di Cittaducale, articoli e immagini fotografiche. Una provocazione piuttosto visto che già il titolo “Così si avvelena l`acqua di Roma“ ha lasciato intuire la strategia seguita dall` inviato di Feltri: Francesco Ruggeri, il giornalista che ha raccontato l`acquedotto di Roma, è arrivato alla fonte del Peschiera e qui, in un reportage fotografico che non lascia spazio a dubbi, ha dimostrato come per un comune cittadino sia possibile introdursi all`interno superando recinzioni e muretti e passando assolutamente inosservati. Già nei mesi scorsi la segnalazione della mancanza di sorveglianza dell`acquedotto era rimbalzata sulle frequenze di Radio a colori di Oliviero Beha grazie all`intervento del responsabile provinciale del Codacons Marco Tiberti. E proprio l`articolo di Ruggeri su Libero riporta la posizione di Tiberti sulla faccenda. «Non ho voluto sposare nessuna causa per mio piacere o interesse personale ha spiegato Tiberti io mi limito a segnalare ciò che è poi nella realtà dei fatti. Non per complicare le cose o procurare allarmismi infondati. Certo è che dopo l`articolo di Libero al Peschiera sono arrivati esercito e carabinieri, proprio come era successo tempo addietro dopo il servizio radiofonico di Beha. Ma non è tutto. A tutt`oggi infatti ancora non sappiamo se l`acquedotto delle Capore, nel comune di Casaprota, che si unisce a quello del Peschiera, sia sorvegliato. E senza sorveglianza sono pure le dighe del Turano e del Salto». Insomma ancora una prova che, nonostante le posizioni di politici e dei vertici dell`Acea volte a scongiurare ogni pericolo, la realtà è invece del tutto differente. «Quindici giovanissimi granatieri di Sardegna per turno si legge nell`articolo a firma di Ruggeri ma dispersi su un`area chilomterica enorme cosicché all`ingresso della struttura monta un solo ragazzino in tuta mimetica e fresco di naja, come pure appena all`esterno o lungo la strada d`accesso non c`è l`ombra di un soldato». E se per un comune cittadino è un gioco da ragazzi spingere fino a ridosso del fiume, figuriamoci per un terrorista.

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