24 Gennaio 2007

Perquisizioni della Finanza Il Codacons chiede i rimborsi

ROMA L`istruttoria è partita il 18 gennaio scorso e ieri il Garante si è mosso: i funzionari dell`Authority, al fianco delle Fiamme Gialle, hanno effettuato una serie di ispezioni negli uffici di alcune delle principali compagnie petrolifere italiane per acquisire dati e documentazione sull`andamento dei prezzi dei carburanti. “Eventuali anomalie riscontrate“ attraverso le ispezioni effettuate da Antitrust e Guardia di Finanza presso le compagnie petrolifere per raccogliere dati sull`andamento dei prezzi dei carburanti “devono essere tempestivamente segnalate alle Procure della Repubblica, affinché predispongano tutti gli interventi del caso“. È la richiesta che Carlo Rienzi, presidente del Codacons, muove dopo che funzionari del Garante e militari delle Fiamme Gialle hanno compiuto una serie di sopralluoghi negli uffici delle principali compagnie petrolifere italiane per acquisire dati e documentazione sull`andamento dei prezzi dei carburanti. Il Codacons, prosegue la nota, “ribadisce infine la sua ferma opposizione allo sciopero dei benzinai contro la liberalizzazione della rete distributiva dei carburanti, e annuncia una serie di denunce contro chiunque arrecherà danno agli utenti interrompendo un servizio essenziale“. In serata il Codacons preannuncia migliaia di cause di rimborso contro le compagnie petrolifere da parte degli automobilisti. “Invitiamo fin d`ora i cittadini a conservare qualsiasi tipo di documentazione che può comprovare i rifornimenti di carburante effettuati negli anni passati“, afferma l`associazione. Per quanto riguarda i tempi dell`indagine, il Codacons ritiene però che marzo 2008 “sia un termine eccessivo“ ed invita quindi l`Antitrust “ad adottare misure sanzionatorie pesantissime nei confronti di chi verrà ritenuto responsabile di cartello a danno degli utenti, compresa la revoca dell`autorizzazione alla vendita dei carburanti su tutto il territorio nazionale“. Intanto, nella sua denuncia, l`Authority non risparmia nemmeno il Ministero per lo sviluppo economico, che pubblica i prezzi consigliati dalle singole società sul proprio sito Internet, generando “una certa trasparenza dei prezzi consigliati che favorisce la collusione“ tra gli operatori.

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