19 Gennaio 2016

«Perché non diminuiscono i costi dei biglietti aerei e del carburante?»

«Perché non diminuiscono i costi dei biglietti aerei e del carburante?»

Le compagnie aeree continuano ad applicare sul prezzo dei biglietti la tassa per adeguamento carburante, introdotta dieci anni fa per far fronte ai rincari delle quotazioni del petrolio. Lo afferma il Codacons che chiede all’ Antitrust di verificare se, a fronte del crollo del prezzo del petrolio del 74% da maggio 2014, questa tassa possa rappresentare una pratica illecita a danno dei consumatori. L’ associazione denuncia che secondo l’ International Air Transport Association (Iata) nel 2015 il minor costo del carburante ha portato a un guadagno extra per le compagnie di 4 miliardi di dollari rispetto al 2014. Questi soldi, secondo il Codacons, “dovrebbero rientrare nelle tasche dei passeggeri aerei attraverso un abbattimento della Fuel Surcharge, ma in realtà vengono intascati dai vettori”. “Solo alcune compagnie asiatiche hanno ridotto l’ entità della sovrattassa; alcuni vettori le hanno semplicemente cambiato nome, mentre altri l’ hanno addirittura aumentata”, si legge in una nota. Sulla tratta Milano Roma -Algeri, il fuel surcharge sarebbe aumentato dai 66 euro del 2014 agli 88 euro del 2015 e per il volo Istanbul -Milano sarebbe passato da 66 a 82 euro. Altro fronte, quello delle auto. Al crollo delle quotazioni del petrolio “non è seguito il tanto auspicato crollo dei prezzi dei carburanti”. Lo afferma il presidente di Adiconsum, Pietro Giordano, puntando il dito sulla “forte tassazione (70%) applicata dallo Stato grazie all’ imposizione delle accise e al pagamento dell’ Iva sulle accise stesse”. Adiconsum chiede al Governo di abrogare le accise anacronistiche, di abolire l’ Iva sulle accise e di discutere con le associazioni dei consumatori la riforma del trasporto pubblico locale.
 

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