19 Febbraio 2003

PERCENTUALI COME BENZINA SUL FUOCO

E? STATO un errore tecnico rapidamente accertato e ammesso dallo stesso Istituto, ma per l?Istat resta comunque un brutto scivolone, destinato a riattizzare il fuoco delle polemiche che a stento si andava spegnendo sulla attendibilità dei dati che rilevano l?inflazione.
Il nuovo incidente è sostanzialmente questo. Ieri mattina l?Istituto nazionale di statistica comunica ufficialmente, come di consueto, il dato dell?inflazione di gennaio: il 2,7%, in calo rispetto al 2,8 di dicembre. A raffredare la corsa dei prezzi ancora piuttosto sostenuta, informa l?Istat, la diminuzione dell?1,3% registrata nel capitolo servizi sanitari e spese per la salute. In sostanza l?effetto del calo dei prezzi dei medicinali imposto dal decreto sulla riclassificazione dei farmaci entrato in vigore il 16 gennaio.
Passa solo qualche ora e, inesorabile, arriva la pesante (e fondata) accusa dell?Intesa dei consumatori che da mesi denuncia la forte sottovalutazione dell?inflazione reale da parte degli uffici nazionali di statistica. Il dato di gennaio, dicono i consumatori, potrebbe essere stato ?manipolato“: la diminuzione del prezzo dei farmaci entrata in vigore il 16 gennaio, secondo lo stesso regolamento Istat, andrebbe computata nel mese di febbraio e non in quello di gennaio. Dunque il vero dato di gennaio è più alto del 2,7% rilevato. Passa ancora qualche ora di imbarazzato silenzio e, finalmente, l?Istat ammette di essere stato colto in castagna: l?errore c?è stato e il computo delle spese sanitarie va rivisto, l?inflazione a gennaio, dunque, resta al 2,8%, come il mese precedente. Ma lo sbaglio è obiettivamente vistoso e alle agguerrite associazioni dei consumatori, da tempo in cerca della prova provata che l?Istat sottovaluta la corsa dei prezzi, l?ammissione di errore non basta. «Adesso ? tuona il presidente dell?Adusbef, Elio Lannutti, a nome dell?Intesa ? la cupola dell?Istituto vada a casa perché ha screditato l?Istituzione».
Questa, in sintesi, la vicenda. Si tratta solo di un errore? Probabilmente sì, anche se di un errore francamente grossolano per una struttura solida e sofisticata che negli ultimi mesi ha rivendicato con orgoglio la assoluta precisione delle proprie rilevazioni di fronte alle accuse delle associazioni dei consumatori. E forse arrivare a parlare di ?manipolazioni“ dei dati, evidentemente volontarie, è un?accusa eccessiva. Soprattutto vista la facilità con cui è stato possibile accorgersi dello sbaglio. E? un fatto però che la clamorosa svista arriva in un momento in cui la fiducia nei metodi di rilevazione delle nostre statistiche ufficiali era già stata fortemente compromessa. Da tempo si è radicata nei consumatori la sensazione che l?inflazione reale, percepita da chi va a fare tutti i giorni la spesa, sia ben più alta di quella ufficialmente rilevata. E a eliminare questa sensazione non sono sicuramente bastate le documentate spiegazioni dei vertici Istat che riconducono le proprie metodologie di rilevazione a quelle vigenti in tutta Europa. Gli italiani, insomma, nella loro maggioranza, sono sempre più convinti che con il cambio lira – euro troppi abbiano fatto i furbi e che, incomprensibilmente, gli statistici nazionali e il governo non se ne siano accorti, lasciando che il potere d?acquisto delle famiglie si riducesse sensibilmente.
Proprio in questo quadro di sfiducia generalizzata (che non mancherà di avere ripercussioni anche in sede di rinnovi contrattuali) l?errore dell?Istat assume una gravità maggiore. Che dovrebbe comportare più ampi e più umili chiarimenti da parte sia dell?Istituto statistico sia del governo che sinora ne ha avallato l?assoluta attendibilità.

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