Per Ventaglio 70mila creditori
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
Una carica di 70mila creditori si sta per abbattere su Viaggi del Ventaglio . Il fallimento della compagnia turistica, travolta da un crack da 200 milioni di euro, apre la strada a migliaia di richieste di risarcimento: creditori, che avrebbero dovuto diventare azionisti della nuova Ventaglio nata dal piano di salvataggio ora naufragato; viaggiatori che avevano comprato pacchetti diventati carta straccia; fornitori che vantavano debiti commerciali scaduti. Sono già centinaia le denunce di turisti arrivate in Procura, denunce che si aggiungono alle numerose già raccolte nella class action. Stime non ufficiali parlano di circa 70mila persone. Sul tour operator della famiglia Colombo, da tempo in difficoltà fino all’ epilogo della settimana scorsa quando il Tribunale ha accolto la richiesta del pm Luigi Orsi di revocare il concordato, pende ora l’ incognita dei magistrati:la Procura è al lavoro e sta vagliando le carte, in attesa che il commissario fallimentare Giuseppe Verna, che fino alla settimana scorsa ricopriva il ruolo di custode giudiziale, stili la relazione sul dissesto. Sembra sempre più probabile però, l’ apertura di un’ inchiesta penale per bancarotta. E ancor prima di conoscere le decisioni degli inquirenti, è già partito all’ attacco il Codacons: l’ associazione ha presentato un esposto in Procura chiedendo un’ indagine per concorso in truffa aggravata. In passato la Consob aveva impugnato per due volte il bilancio del gruppo, già nella «black-list» dal 2005. Sembrano dunque moltiplicarsi i fronti aperti dall’ inaspettato default del gruppo (che aveva avviato una procedura di concordato, facendo ben sperare in un salvataggio), ma quello più infuocato è quello sorto con i liquidatori, capitanati dal super-consulente Franco Tatò. In un’ intervista al Sole 24 Ore l’ ex manager ha polemicamente dichiarato che Ventaglio si poteva salvare e che il fallimento era evitabile perché c’ era un cavaliere bianco. Ma ieri Verna ha replicato che, alla data del fallimento, non esisteva alcuna disponibilità a sottoscrivere un aumento di capitale. Spulciando, poi, nella relazione del commissario si apprende che Ventaglio si è incagliata su circa 6 milioni di euro di crediti. Il concordato predisposto dalla terna di liquidatori, quantificava le spese della procedura (compensi dei consulenti, del commissario medesimo e degli stessi liquidatori) in 5,93 milioni. Somma che figurava tra i crediti prededucibili, ossia in posizione privilegiata. Una somma analoga, 5,92 milioni, Ventaglio la doveva all’ Erario e enti previdenziali, ma questa voce risultava "declassata" a semplice credito chirografo. Di fatto allo Stato veniva chiesto di accettare un rimborso con carta (le azioni Ventaglio), mentre i primi avrebbero ottenuto cash. Una disparità che secondo Verna andava tutta a discapito dei veri creditori. Nonostante il commissario si sia reso conto delle conseguenze «distruttive» della revoca del concordato, ha ritenuto che l’ interesse prioritario fosse la difesa del mercato e non quella dell’ imprenditore il cui ruolo finiva per coincidere con quello dei creditori. D’ altronde i numeri non sostenevano un possibile rilancio: da ottobre 2009, i conti si erano aggravati. A fine aprile i ricavi erano crollati a 52,5 milioni e le perdite salite a 55 milioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA IL COMMISSARIO VERNA «Non c’ era nessuno disponibile a versare denaro Giusto chiedere il fallimento, è prioritario tutelare l’ interesse del mercato»
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