Per Pasqua l’ agnello è re Aumentano i consumi
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fonte:
- Giornale di Sicilia
R esta la carne d’ agnello il piatto più rappresentativo della tradizione pasquale anche in Sicilia, servito nel 51% delle tavole nelle case, nei ristoranti e negli agriturismi. Inoltre l’ 88% degli acquirenti delle macellerie vuole carne di origine nazionale, con quasi 1/4 dei consumatori che ha scelto di acquistarla direttamente dal pastore. E’ quanto emerge da un’ indagine Coldiretti/Ixe in occasione dell’ iniziativa ‘Qualità e origine in tavola’ organizzata con il Codacons alla vigilia della Pasqua con gli agrichef di Campagna Amica. Per portare in tavola qualità al giusto prezzo la Coldiretti consiglia di preferire carne di agnello a denominazione di origine garantita da marchi di provenienza territoriale o di rivolgersi direttamente ai pastori. La maggioranza dell’ offerta, infatti, denuncia la Coldiretti, viene dall’ estero, soprattutto da Romania e Grecia che non assicurano gli stessi standard qualitativi. Il tradizionale pranzo di Pasqua rappresenta anche un appuntamento determinante per la pastorizia e gli allevamenti locali. Un mestiere a rischio di estinzione, conclude la Coldiretti, per i prezzi spesso inferiori ai costi di produzione, gli attacchi degli animali selvatici, la concorrenza sleale dei prodotti stranieri spacciati per nazionali e il massiccio consumo di suolo che in Italia ha ridotto drasticamente gli spazi verdi. Più in generale gli italiani mangiano sempre più volentieri la carne bovina al ristorante e sono disposti a spendere il 3% in più rispetto allo scorso anno. Questo a fronte di una stabilità dei consumi domestici dopo quasi 10 anni di cali. Lo afferma il direttore di Assocarni, Francois Tomei, a margine della presentazione dei risultati della campagna promossa dall’ Associazione insieme al Mipaaft, riferendosi ai dati del primo trimestre 2019. «E’ un dato confortante – rileva Tomei – il consumatore tende oggi a mangiare carne di qualità nei ristoranti dove cresce il valore. Di fatto stiamo assistendo ad un’ inversione di tendenza rispetto agli anni passati, dove il calo dei consumi domestici dal 2012 si e arrestato arrivando ad una stabilità, mentre assistiamo ad una Soltanto il 3% sceglierà piatti senza carne e l’ 80% dice che mangerà le ricette della tradizione ripresa per quelli fuori casa». Un cambiamento dovuto anche a diverse iniziative di informazione, fa notare Tomei, riferendosi anche a quella condotta insieme al Mipaaft, “che hanno fatto ritrovare al consumatore fiducia e consapevolezza nella carne italiana, sicura e di qualità, frutto del lavoro dei nostri allevatori». A questo proposito il direttore ha ricordato il grande lavoro di informazione a tutto tondo che sta facendo Assocarni. «Cerchiamo di dare dei dati veritieri sul reale impatto ambientale della carne in Italia e in Europa molto più basso di quello a livello mondiale – spiega Tomei – parliamo del 3% degli allevamenti Ue contro il 14% e questo grazie alla Politica agricola e agli investimento massicci da parte dell’ Ue; noi come Italia ci sforziamo di abbassare ulteriormente questa percentuale». Si può quindi dire che gli stili vegan e vegetariani non fanno breccia nelle tavole degli italiani a Pasqua. Solo il 3% sceglierà un menu senza carne, mentre l’ 80% mangerà i piatti previsti dalla tradizione a base di carne, salumi, uova e formaggi. E se il 5% opterà per un menu light, nonostante la festa, sempre il 5% mangerà alimenti senza glutine o saccarosio. E’ quanto emergesempre dall’ indagine Coldiretti/Ixe. Protagonisti come sempre anche colombe e uova di cioccolato per il 70% delle famiglie, mentre si registra il record di 400 milioni per quelle di galline (+14%) nella Settimana santa. Amatissimi i salumi, dalla corallina laziale alla finocchiona toscana, dalla soppressata calabrese al salame napoletano, come anche i formaggi a partire dal pecorino anche come ingrediente di preparazioni salate tipiche, come la pizza di Pasqua delle Marche o dell’ Umbria e le torte rustiche. Come detto, trionferà poi la carne di agnello, una presenza antica della tradizione italiana, come dimostrano i piatti della transumanza tramandati da secoli; dall’ abruzzese agnello cacio e ova, al molisano agnello sotto il coppo all’ abbacchio alla scottadito del Lazio. Molte di queste specialità sono servite nei 23 mila agriturismi, ricorda la Coldiretti, dove l’ accoglienza diventa un momento fondamentale per la promozione del territorio e del buon cibo, ponendo la massima attenzione sulla valorizzazione dei prodotti locali. «Il legame con il territorio nella scelta degli ingredienti e determinante per il successo della ristorazione», afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini.
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