6 Marzo 2014

Per pagare le bollette si taglia su abiti e cibo

Per pagare le bollette si taglia su abiti e cibo

 In termini percentuali, considerando i valori concatenati col 2005 quale anno di riferimento, si calcola una riduzione dei consumi simile a quella nazionale, pari al 2,5%. Nell’ ultimo anno il calo record, di 30,5 milioni, riguarda vestiario e calzature, cui segue il ridimensionamento della spesa per alimentari e bevande non alcoliche stimato a meno 19,8 milioni, quello per i trasporti (-18,9 milioni) e per i mobili (-18,1). «Un calo prevedibile ? spiega Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria ? considerando che a causa della crisi i carrelli della spesa non si riempiono più come una volta. Anche gli acquisti quotidiani, nonostante le offerte, si sono ridotti in quantità. Le promozioni e il Natale hanno evitato il crollo, ma qualcosa negli ultimi anni è cambiato anche dal lato dell’ offerta: le vendite 3×2 sono sparite da tempo. È una questione di budget familiare ridotto». E per il 2014 non è ancora prevista un’ inversione di tendenza: in una ricerca per Cna Umbria il Centro studi Sintesi stima una crescita dei consumi dello 0,1%, in linea con Emilia Romagna e Marche, ma la metà di quanto previsto in Toscana. «Le nostre stime indicano un calo dello 0,8%, comunque contenuto rispetto al 2013 ? aggiunge Falcinelli ? ma le conseguenze sulle imprese e sui vari settori si faranno comunque sentire. Ci aspettiamo una piccola ripresa degli acquisti in prossimità della Pasqua, ma si tratta di tendenze isolate». In otto anni, in Umbria la spesa media mensile per i generi alimentari di una famiglia tipo è passata da 444 a 499 euro con un aumento che assorbe di poco la dinamica inflazionistica. «Abbiamo notato una riduzione di acquisti specie per pane, carne e affettati rispetto al passato», aggiunge Falcinelli. «Oggi, anche per una ragione di sprechi, non esiste quasi più l’ approvvigionamento mensile e anche quello settimanale si è ridimensionato. Si fa più attenzione ai prodotti freschi ma anche ai biscotti: in sempre più catene di supermercati compaiono confezioni più piccole e spartane, con i prodotti sfusi ?a vista? in sacchetti di cellophane, proposti a prezzi bassi». Prosegue la crisi del settore abbigliamento-calzature che dal 2005 al 2013 ha lasciato per strada oltre 58 milioni di euro, il calo stimato in base ai dati Istat sui consumi annuali delle famiglie in Umbria. Nel 2013, la riduzione annuale è stata di quasi 20 milioni. «Uno stop reiterato anche per una stagione non favorevole», aggiunge Falcinelli. Da fine febbraio sono cominciate a comparire vetrine primaverili ma si vedono ancora tanti negozi vuoti. In questo periodo, il vestito nuovo è considerata l’ ultima cosa da comprare. Ci dicono, invece, che nel comparto borse, cinture e accessori qualcosa ha ripreso a muoversi anche se lentamente». Anche quello dei mobili, come indicato alcune settimane fa dall’ osservatorio Findomestic, è un settore fermo: per l’ Istat nell’ ultimo anno ha perso il 3,1% che in Umbria equivale a una minor spesa per circa 18 milioni. Si spende meno anche per la sanità. «Nel 2013 la spesa per consumi finali delle famiglie residenti – si rileva dall’ Istat – ha segnato un’ ampia contrazione in volume (pari a -2,6%) che si aggiunge a quella ancora più accentuata registrata nel 2012 (-0,4%). Il calo dei consumi è stato particolarmente marcato per i beni (-4%) mentre la spesa per i servizi è diminuita dell’ 1,2%. In termini di funzioni di consumo, le contrazioni più accentuate hanno riguardato la spesa per sanità (-5,7%) e quella per vestiario e calzature (-5,2%). Parallelamente scendono i redditi da lavoro dipendente e le retribuzioni lorde sono diminuite dello 0,5%, mentre le retribuzioni lorde pro capite hanno segnato un’ avanzata dell’ 1,4%. Ma si teme per l’ occupazione, per quei 25mila senza lavoro che la crisi ha creato dal 2007 al 2013 con il tasso di disoccupazione che nel 2014 si stima stabile al 10,4%. Fabio Nucci.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this