25 Ottobre 2011

“Per la Tbc il Gemelli deve essere sequestrato”

«Per la Tbc il Gemelli deve essere sequestrato»
 

Il Codacons ha depositato ieri presso la Procura della Repubblica una formale richiesta di sequestro del Policlinico Gemelli per i casi di Tubercolosi sui 122 neonati risultati positivi al batterio in estate, dopo che una infermiera del nido si era ammalata. Al centro della richiesta dell’ associazione «alcuni clamorosi casi di contagio che vedono coinvolti bambini nati nel Gemelli, ma che non sono mai transitati per il reparto di neonatologia» nel quale lavorava l’ infermiera. Ma lo scontro tra l’ associazione dei consumatori, che ha sostenuto i genitori dei bimbi coinvolti nel caso, e la struttura universitaria si arricchisce di un nuovo capitolo: ieri l’ ospedale del Papa ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, chiedendo la riforma dell’ ordinanza del Tar del Lazio del 28 settembre scorso, che ha ritenuto illegittimi i provvedimenti della Regione Lazio con in quali l’ indagine epidemiologica per il controllo e la sorveglianza della Tbc era stata limitata ai bambini nati presso nel Policlinico. Con il predetto ricorso il Gemelli – che non era stato coinvolto nel procedimento davanti al Tar – intende rappresentare all’ autorità giudiziaria che un allargamento dello screening rispetto all’ ambito definito dalla Regione Lazio – e a suo tempo determinato in coerenza con le linee guida e le migliori prassi in materia – sarebbe di incerto fondamento scientifico e non potrebbe essere posto in correlazione con l’ episodio di infezione turbercolare rilevato nel luglio 2011 a carico di un’ infermiera in servizio nel Policlinico. Per il Codacons, invece, «esistono casi di bambini nati al Gemelli, che sono risultati positivi ai test per il contagio da Tbc, ma che non sono mai stati nel nido del reparto di neonatologia – si legge nella richiesta del Codacons – Tale circostanza può portare ad una duplice conclusione: o l’ infermiera in questione non ha svolto servizio solo nel nido del reparto, o vi sono altri e ulteriori possibili veicoli di trasmissione, ancora presenti all’ interno del reparto stesso». Il Policlinico Gemelli ha replicato: «Eventuali casi di positività al Quantiferon (il test usato ndr ) – che, si sottolinea, non è indicazione di malattia, ma di contatto con il batterio della tubercolosi – rilevati al di fuori dello screening deciso dalla Regione, non possono considerarsi univocamente associati a un’ esposizione ospedaliera, dal momento che andrebbero valutate tutte le altre potenziali fonti dell’ eventuale infezione». F. D. F. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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