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1 Giugno 2010

Per la prima volta le donne fumano quanto gli uomini Il Codacons: in 3,5 milioni pronti alla class action.

ROMA – C’ era un tempo, fino a meno di dieci anni fa, in cui il fumo era maschio. Come l’ infarto. Mentre oggi il numero delle donne e degli uomini che fumano sono quasi uguali. Tanto da ritrovarci a fare i conti con gli stessi effetti sulla salute, gli stessi tentativi di smettere, gli stessi rituali. Il nuovo scenario è emerso ieri durante la Giornata mondiale senza tabacco. Ecco l’ Italia del fumo come viene “disegnata” dal rapporto realizzato dall’ Osservatorio fumo, alcol e droghe dell’ Istituto superiore di sanità: 5,2 milioni tra le donne e 5,9 milioni tra gli uomini. Si accendono più sigarette tra i 45 e i 64 anni e l’ età media della prima fumata è 17 anni. «E’ la prima volta che le donne e gli uomini fumano quasi allo stesso modo. Non è un bel risultato ma ci indica la direzione da seguire nell’ insistere e promuovere gli stili di vita sani», commenta il presidente dell’ Istituto superiore di sanità Enrico Garaci. Preoccupa il dato delle ragazze: quasi 8 su dieci, tra le adolescenti, fuma. Contro i ragazzi che sfiorano il 12%. Un incremento dei giovanissimi che fumano mentre un’ indagine Doxa rivela che oltre l’ 80% degli italiani sarebbe favorevole a leggi anti-tabacco molto più rigide. E ad azioni legale pesanti: tre milioni e mezzo di fumatori chiederanno un risarcimento miliardario (class action) di 10,5 miliardi di euro, ai produttori di sigarette. Colpevoli, secondo il Codacons, per non aver eliminato nicotina e aver aggiunto 200 additivi. E’ alto il numero dei fumatori giovani e, sempre alto, è anche il numero di coloro che provano a smettere. In sette casi su dieci, però, chi decide di tagliare col fumo riaccende la sigaretta entro pochi mesi. Ma, dati alla mano, la probabilità di successo è cinque volte superiore se ci si rivolge ad un medico o ai centri anti-fumo. E se si frequenta uno dei tanti corsi, gratuiti, organizzati nelle Asl come dalla Lega tumori (numero verde 800-998877) o dalla Fondazione Veronesi (www.fondazioneveronesi.it). «Per aiutare chi vuole smettere – precisa Piergiorgio Zuccaro che guida l’ Osservatorio dell’ Istituto di sanità – bisogna rafforzare i divieti nei luoghi della salute e della cultura. Ogni anno il governo stabilisce quale deve essere l’ introito derivante dalle sigarette e, quest’ anno, è stato di 10,5 miliardi di euro. Peccato che, per ogni euro incassato, se ne spendono 3 per curare le malattie legate al fumo». Facile, facilissimo è iniziare molto complicato è smettere. «I fumatori sono convinti – a parlare è Roberta Pacifici dirigente dell’ Osservatorio – che possono farcela quando vogliono, ma si tratta, spesso, di un’ illusione. Nei centri si hanno, invece, indirizzi comportamentali e farmacologiche». Terapie complete (come la vareniclina, nicotina sostitutiva o un antidepressivo) che costano circa 200 euro. Proprio il costo, spesso, blocca il fumatore. Ma, alcuni centri, riescono a vantare alti indici di successo. A due di questi, a Prato e a Trieste, è stato consegnato un premio organizzato, ce ne sarà uno anche il prossimo anno, dall’ Osservatorio sanità e salute. «Abbiamo scelto queste due aziende – spiega il senatore Cesare Cursi – perché hanno dimostrato di avere una buona rispondenza e hanno introdotto nei centri anche la terapia farmacologica gratuita». C.Ma.

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