Per la benzina è una corsa senza freni
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fonte:
- Il Cittadino
Il pieno in 7 giorni aumenta di 2,5 euro, tutti guardano al governo
ROMA I prezzi dei carburanti sono alle stelle e per un pieno di un?auto di medio-grande cilindrata gli automobilisti italiani, solo nell?ultima settimana, hanno dovuto mettere in conto circa 2,5 euro in più. Vale a dire 5 mila lire del vecchio conio.
Un litro di verde è passata infatti, nella gran parte dei distributori italiani, da 1,199 euro dello scorso week end alle attuali 1,249 euro mentre un litro di diesel è rincarato da 1,088 a 1,138 euro al litro. E, mentre i consumatori del Codacons annunciano uno sciopero dei consumi «se non si troveranno soluzioni», i riflettori si puntano sul governo. Da più parti si torna infatti ad auspicare una mossa dell?esecutivo per contenere l?emergenza caro-carburanti che, se non dovesse rientrare, rischia di pesare non solo sulle tasche degli automobilisti, ma sull?intera economia. A cominciare dall?inflazione considerando che un aumento, su base mensile, di di 0,036 euro dei prezzi al consumo al litro è in grado di muovere – secondo gli esperti – l?indice sui prezzi dello 0,1%.Di certo c?è comunque che in base al meccanismo di aumento dell?Iva all?aumentare dei prezzi della materia prima, il gettito dai carburanti per le casse dello Stato aumenta.Un dato che spinge da più parti – consumatori e sindacati in prima linea – a rilanciare lo strumento fiscale come ?chiave? per affrontare l?emergenza, senza peraltro incidere sulle entrate. E, anche dai gestori che proprio nelle scorse settimane hanno preannunciato la possibilità di una loro serrata contro il caro pieno, arriva lo stesso invito.Roberto Di Vincenzo, segretario generale della Fegica-Cisl – una delle tre organizzazioni sindacali dei benzinai – rilancia così l?ipotesi di un ?accisa mobile?: di un meccanismo cioè in grado di ammortizzare con l?accisa gli aumenti dell?Iva derivanti dall?aumento della materia prima (l?Iva si applica alla somma tra il prezzo industriale e l?accisa e varia, in aumento o diminuzione, quindi all?aumentare di una delle due voci). Un intervento che non inciderebbe direttamente sull?Iva per la quale ci sono vincoli comunitari – ricorda lo stesso Di Vincenzo – e che non avrebbe impatti sul gettito ma il solo «pregio di calmierare i prezzi al consumo dei carburanti», contribuendo anche al contenimento dell?inflazione.Intanto il caro petrolio non sembrerebbe destinato a rientrare e difficilmente si tornerà a quella situazione di stabilità in cui si sperava solo fino a un anno fa. È quanto sostengono i petrolieri italiani che hanno preso carta e penna e rifatto i conti, operando «un robusto innalzamento delle quotazioni» nelle loro stime per i prossimi anni. Se solo un anno fa si «assumeva come ipotesi di base per gli anni a venire, una stabilità in termini costanti delle quotazioni intorno ai 24-28 dollari al barile, quest?anno si sono assunti valori compresi tra i 33 ed i 40 dollari al barile fino al 2020», si legge nelle nuove previsioni dell?Unione petrolifera sulla domanda italiana da qui ai prossimi 15 anni (le precedenti stime arrivano al 2010). Una nuova forchetta superiore quindi di 8-12 dollari rispetto alla precedente.
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