28 Maggio 2019

Per il Mercatone Uno l’ obiettivo ora è la Cassa

braccio di ferro al mise, che riconvoca le parti giovedì allarme lavoro, sale la tensione tra i 500 fornitori
Il futuro di Mercatone Uno, l’ ex impero dell’ arredo low cost tricolore che sabato ha abbassato le saracinesche sui 55 negozi del gruppo, si sposta al ministero dello Sviluppo economico, dove ieri si è aperta una trattativa che si preannuncia lacrime e sangue. Al tavolo sono stati convocati i sindacati che rappresentano circa 1.800 dipendenti (nel dettaglio, Sabina Bigazzi di Filcams Cgil, Aurora Blanca di Fisascat Cisl e Stefano Franzoni di Uiltucs) e i curatori fallimentari della Shernon Holding, i «salvatori» del gruppo emiliano che la scorsa estate avevano rilevato l’ azienda in amministrazione controllata dal 2015, avviando trattative sui futuri piani industriali. «Dobbiamo trovare una soluzione» ha detto Luigi Di Maio, vicepremier e ministro dello Sviluppo economico aggiungendo: «Continueremo a dare risposte ai cittadini». Di Maio ha preannunciato un nuovo appuntamento per giovedì 30 maggio, quando al Mise saranno chiamati anche creditori e fornitori. «L’ obiettivo minimo da attuare subito: la Cigs per i lavoratori», ha abbozzato il pentastellato precisando che spetta al «tribunale di Bologna autorizzare la procedura di amministrazione straordinaria e riprendere l’ esercizio provvisorio il prima possibile, così da consentire il ricorso agli ammortizzatori sociali». Subito dopo «deve partire la fase di re-industrializzazione per dare un futuro certo ai lavoratori. Ce la metteremo tutta lavorando con le parti sociali e le Regioni». L’«Ikea tricolore» fondata da Romano Cenni negli anni 70 ha dichiarato fallimento nel fine settimana. Venerdì scorso infatti il Tribunale di Milano ha decretato il crac della Shernon Holding, gravata da un indebitamento complessivo di poco meno di 90 milioni, con perdite gestionali fino a 6 milioni di euro al mese e la «assenza di credito bancario e di fiducia da parte dei fornitori». I quasi 2mila lavoratori del gruppo hanno tuttavia scoperto di essere rimasti senza lavoro solo dal passaparola via social. Ad essere coinvolti dal crac sono anche 500 aziende fornitrici dei mobili del gruppo (con, nel complesso, 10mila lavoratori) che vantano crediti non riscossi stimati in 250 milioni, ma ieri non sono state chiamate al ministero. Si muovono anche le associazioni dei consumatori per tutelare i clienti che avevano sottoscritto contratti di acquisto per la fornitura di cucine e salotti prima della dichiarazione di fallimento del gruppo. «Il governo deve istituire un fondo per rimborsare integralmente quei cittadini che hanno acquistato mobili o altri beni venduti da Mercatone Uno versando in anticipo il denaro senza però ricevere la merce» ha dichiarato Carlo Rienzi, presidente del Codacons, per cui in caso di fallimento di una società «i clienti sono l’ ultima ruota del carro, e anche inserendosi tra i creditori sarà quasi impossibile per loro rientrare in possesso delle somme versate». In linea con queste richieste anche Federconsumatori, che ha invocato «una soluzione che tenga conto non solo dei lavoratori, ma anche dei cittadini che hanno acquistato mobili presso l’ azienda fallita e che ora si trovano senza i soldi spesi e senza i beni acquistarti».

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