14 Settembre 2007

Per il direttore di Coldiretti di Caltanissetta, Antonio Ciotta, le dichiarazioni…

Per il direttore di Coldiretti di Caltanissetta, Antonio Ciotta, le dichiarazioni di alcuni componenti della filiera cerealicola stanno suscitando allarmismo e molta confusione tra la società civile, per celare e giustificare un aumento di alcun prodotti trasformati, quale pane e pasta, addossandone la colpa all’aumento del grano duro o del grano tenero. A conferma di ciò, Ciotta ricorda che, analizzando l’andamento dei prezzi rilevati dalla Camera di Commercio di Caltanissetta, emerge che il prezzo del grano, riconosciuto oggi agli agricoltori è lo stesso del 1985, mentre da allora il divario dei prezzi tra grano e pane è aumentato di ben il 750 per cento. "Infatti – chiarisce ulteriormente – il prezzo del grano era di 23 centesimi al chilo e quello del pane di 52 centesimi. Oggi un chilo di grano è venduto al prezzo di circa 25 centesimi mentre un chilo di pane si acquista a valori variabili attorno ai 2,00-2,10 euro al chilo ma che raggiunge i 4 euro e oltre per quelli più elaborati. Il divario tra il prezzo del pane e quello del grano è quindi passato dai 29 centesimi del 1985 agli, almeno, 1,85 euro attuali con un incremento del 750 per cento circa". Nel respingere, quindi, le accuse delle associazioni dei consumatori, Antonio Ciotta aggiunge: "Negli anni gli aumenti dei prodotti derivanti dalla trasformazione del grano hanno subito diversi aumenti, giustificati principalmente dall’aumento delle fonti energetiche le quali nel periodo 2001-2007 hanno subito un aumento del 31% passando da 1,05 euro ad 1,38 euro (costo della benzina verde) contro un incremento del 750% del prodotto trasformato. Inoltre è bene ricordare che l’aumento dei costi energetici influisce pesantemente ed in maniera negativa sui costi di produzione delle aziende agricole in quanto molti mezzi tecnici di sintesi, quali ad esempio i concimi, sono fortemente legati alle oscillazioni delle quotazioni del prezzo del barile di petrolio. Infatti dal 2000 al 2006, i prezzi alla produzione dei prodotti agricoli (tutti) sono aumentati solo del 6% (1% l’anno) – i cereali complessivamente solo del 3%, lo 0,5% annuo – mentre i costi di produzione sono aumentati del 14%. Di contro per il prezzo del pane, della pasta fresca e dei dolci è stato aumentato più volte aumentando il divario dei prezzo dal campo al consumo rispettivamente di 12, 20 e 70". "Per l’attuale situazione sarebbe opportuno affermare che le quotazioni in Italia del frumento sono sicuramente in aumento, ma sarebbe più corretto dire che sono in recupero rispetto ai cali degli anni passati (dal 2000-2001) anni in cui le quotazioni sono state sempre in netto calo. Una dissennata corsa al rincaro può avere effetti negativi sui consumi domestici che sono già pesantemente calati del 6,1 per cento per il pane e del 5,6 per cento per la pasta di semola nei primi cinque mesi del 2007, rispetto allo scorso anno secondo i dati Ismea-Ac Nielsen. ll rischio è che i rincari, oltre ad incidere sui consumi, servano a coprire la volontà di aumentare le importazioni dall’estero di prodotti da spacciare come Made in Italy a fini speculativi in assenza di una adeguata informazione in etichetta. Secondo l’ultima rilevazione Ismea la produzione di frumento duro nel 2007 in Italia è aumentata rispetto allo scorso anno dello 0,9 per cento per 4,13 milioni di tonnellate, mentre per il grano tenero l’aumento è dello 0,6 per cento per una produzione di 3,23 milioni di tonnellate. Nella forbice dei prezzi alla produzione e quelli al consumo c’è abbastanza spazio per recuperare diseconomie, con un’attenta analisi di gestione, e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori senza aggravare i bilanci delle famiglie. Questo è uno dei motivi per cui la Coldiretti ha deciso di condividere ed appoggiare lo sciopero della spesa messo in atto dai cittadini consumatori". Intanto ieri la Codacons nazionale ha reso note le stime sulla percentuale di partecipanti allo sciopero della spesa in Sicilia: Palermo 62%; Catania 71%; Siracusa 65%; Ragusa 63%; Messina 65%; Enna 60%; Caltanissetta 58%; Trapani 56%; Agrigento 60%.

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