11 Agosto 2009

“Per i miei morti qualcuno dovrà pagare”

Lo ripete come un mantra Silvia Rigamonti, camminando davanti alla sua villetta a schiera di Trebbo di Reno, dove è appena tornata dalla maledetta vacanza a New York in cui ha perso il marito e un figlio: «Voglio sapere tutta la verità, mi devono dire cosa è successo, voglio che siano fatte tutte le indagini». Nell’enorme dolore che l’ha colpita si aggrappa all’altro figlio che doveva raggiungerli dopo qualche giorno negli Usa e che ieri mattina è andata a prenderla all’aeroporto di Bologna, Davide: «Per fortuna c’è lui, il mio grande amore». La donna non si dà pace, «non è possibile che succedano cose di questo genere», aggiunge. Intanto la procura di Bologna, dopo un esposto del Codacons, fa sapere di aver avviato un inchiesta contro ignoti, per disastro colposo e per omicidio colposo plurimo, un atto dovuto e formale per un’indagine affidata ai pm Luigi Persico e Morena Plazzi che già ora si presenta complicatissima: «Fin dal primo annuncio del disastro i magistrati bolognesi avevano esaminato i problemi e limiti di procedibilità, e dalla circostanza che anche i piloti dei due aeromobili hanno trovato la morte». L’accenno è alla difficoltà quasi insormontabile che incontrerebbe l’inchiesta per un reato commesso all’estero da parte di stranieri, per il quale, per procedere in Italia, bisognerebbe che il responsabile dei reati si trovasse fisicamente nel paese d’origine delle vittime. Come dire che i familiari dovranno confidare nella giustizia americana. Davide Norelli, 23 anni, studente di economia, sa che ora è lui a dover fare forza alla madre: «Il mio era il miglior padre del mondo, e a mio fratello volevo troppo bene, adesso bisogna andare avanti con la famiglia – racconta -. Non voglio fare polemica, ma voglio sapere tutto quello che è successo». Aggiunge che il desiderio della famiglia è che tutte le salme vengano recuperate. Almeno questo è accaduto, come confermato da Oltreoceano. Si fa vivo con una telefonata il ministro degli Esteri Franco Frattini, i contatti della madre con la Farnesina sono continui. Intanto trapelano nuovi particolari sugli ultimi momenti che hanno preceduto la tragedia sull’Hudson: «Io non ho visto nulla», racconta Silvia Rigamonti, e il figlio Davide spiega che «sono arrivati insieme, mia madre ha accompagnato papà e mio fratello a prendere l’elicottero, poi si è spostata e non ha visto quello che è successo». I parenti Nella casa di via Allende, in questa frazione alle porte di Bologna, è un continuo viavai di amici e parenti. Davide ringrazia tutti, anche le autorità Usa e il consolato a New York. Il fratello maggiore di Michele Norelli, il padre precipitato insieme al figlio Filippo e a tutta la famiglia Gallazzi, lo ricorda così: «Era il pilastro della nostra famiglia e dei nostri amici. Qualcuno dovrà rispondere, ci sono troppi passeggeri su quei voli». Al telefono da New York il cugino di Michele dice che non hanno idea dei motivi dell’incidente. A Bologna, intanto, si piangono anche le altre vittime del disastro, la famiglia Gallazzi. L’insegnante di matematica di Giacomo Gallazzi, Anna Di Pietro, pubblica una lettera sul sito del liceo Fermi: «Eri ora guascone, ora languido, ora fragile, ora impulsivo, ora riflessivo, ora sognatore. La tua morte è stata troppo ingiusta per poterne trovare un senso». A Giacomo, che era una promessa del basket nell’under 17 della Bsl di San Lazzaro di Savena hanno dedicato un pensiero anche Virtus e Fortitudo, le due squadre bolognesi.

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