18 Giugno 2004

Per Francesco Totti non c?è scusante

Totti ha sbagliato e pagherà, senza sconti né supplementi ma sono peggio le astuzie difensive dei suoi avvocati




Un campione casalingo che non regge il ruolo di personaggio mondiale. Uno che gioca al calcio come forse altri due o tre nel pianeta ma che si perde quando deve diventare un simbolo. Un «pollastro» come ha detto Carlo Mazzone felicemente riducendo la vicenda alla sua dimensione.
Per Francesco Totti non c?è scusante o attenuante e anche la spiegazione dei fatti non gioca a suo favore. Una squadra noiosa a vedersi che rumina da anni un calcio stitico, condita qua e là con giocatori di molta fama e scarsa sostanza, un allenatore che comanda e predica l?anoressia tecnico-tattica come modulo e una partita brutta e stentata dove gli altri sono i migliori.
A tutto questo Totti reagisce innervosendosi, scalciando, deprimendosi. Questa è la spiegazione dello sputo e non è circostanza che diminuisca la colpa. Chiunque ha giocato al calcio sa che se sei bravo ti prendono a calci, il massimo che puoi e devi attenderti come risarcimento è una punizione fischiata dall?arbitro, non una vendetta. La tesi del Totti provocato è vera, ma, a ben vedere, è un?aggravante.
Ma c?è chi fatto peggio, molto peggio di Totti in campo: l?Italia ufficiale presentatasi orgogliosamente al mondo come il paese degli azzeccagarbugli. Che pena quel correre a Lisbona di avvocati di successo per sostenere, senza imbarazzo, che la pena doveva essere piccola perché lo sputo non aveva raggiunto il bersaglio. Già che c?erano, potevano anche far valutare la circostanza che non c?era stato raschio di gola ma solo svuotamento del cavo orale. E quale sublime argomento giuridico quello del Totti da perdonare o quasi perché «impegnato nel sociale».
Vero, Totti regala a chi ne ha bisogno soldi veri e neanche pochi: ai malati, agli anziani, alla povera gente. Pochi dei calciatori lo fanno davvero con la sua costanza e semplicità. Ma che c?entra? E? come sostenere che uno che mi ha dato uno schiaffo va graziato o quasi perché parla bene il latino. Non poteva mancare in questa fiera del fiero cavillo l?argomento del complotto: la telecamera persecutoria e un po? clandestina che ha seguito per 90 minuti Totti e solo Totti.
Per farci riconoscere all?estero, ecco l?italico tutti colpevoli, nessun colpevole. Infatti siamo arrivati a dire, ancora con orgoglio, che se inquadri per tutta una partita qualunque giocatore, si vedrà che tutti fanno qualcosa fuori regolamento. A parte il fatto che non è vero, la furba difesa invita a valutare che la vera colpa di Totti è quella di essere stato scoperto. Con annessa implicita accusa: chi ha filmato era autorizzato a scoprire?
Più che da Totti, l?immagine dell?Italia è stata straziata da queste astuzie difensive, da questo virtuosimo del rivoltare la frittata. E meno male che all?estero non hanno saputo del consueto circo di contorno: il Codacons che chiede a Totti miliardi di danni e l?onorevole Cento che al gong con riflesso pavloviano scatta e urla: «Repressione!».
Totti ha avuto la pena giusta, non merita sconti né supplementi come le prediche sulla sua romanità o lo straparlare di chi vede compromessa la sua immagine. Totti, come uomo e calciatore, è più e meglio di questo suo errore. Semplicemente non ha passato un esame. Ed è purtroppo ovvio che agli esami non sia preparato vivendo in un paese tutto da ridere preso da ansia nazionale e generazionale per l?esame di maturità che da anni supera il 99 per cento dei candidati. Fossimo un paese serio, avremmo richiamato a casa Totti senza aspettare squalifiche e ipotizzare ricorsi. E lo avremmo ricominciato ad applaudire a settembre. Appunto, senza sconti né supplementi.

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