14 Novembre 2005

Per costringere la famiglia a pagare, utilizzate minacce e violenze

UN RAGAZZO curioso finito nel mirino di una setta satanica. Soldi, tanti soldi, che passano dalle sue tasche a quelle degli adepti. E poi abusi, violenze, minacce. La paura e il silenzio. Fino alla denuncia. Quando il coraggio prende il sopravvento e la madre del giovane decide di rivolgersi al Codacons. Così la storia di una famiglia catanzarese diventa un caso, e riporta alla luce un passato, neppure troppo lontano, in cui il capoluogo di regione era salito alla ribalta delle cronache regionali a causa dell`esistenza provata di alcune sette sataniche. Messe nere, rituali enigmatici, strani ritrovamenti, tutto era finito in un`inchiesta della Questura su alcuni suicidi sospetti. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti e la realtà del satanismo sembrava essere solo un ricordo per la città dei tre colli.
La storia di cui si sta occupando l`avvocato Francesco Di Lieto, invece, dimostra che la vicenda non si è mai chiusa e che le sette, a Catanzaro, sono vive e vegete. Anzi, stando all`interpretazione fornita dal presidente del Codacons, il loro modus operandi si sarebbe evoluto a ritmi veloci, e la loro azione, oggi, si concretizzerebbe anche tramite la realizzazione di vere e proprie truffe.
Il caso raccontato da Di Lieto è esemplare. La vittima sarebbe una famiglia benestante del capoluogo di regione, cui un “santone“ avrebbe plagiato il giovane figlio, costringendolo a versare somme da capogiro (si parla di decine di milioni delle vecchie lire) nelle casse della “setta“.
«Dal racconto, dapprima appena sussurrato e poi sempre più deciso ­ spiega il presidente del Codacons, Francesco di Lieto ­ emerge una realtà insospettata ed allarmante, che dall`iniziale curiosità avrebbe portato un giovane e la sua famiglia a convivere con la paura e sotto l`incubo costante del ricatto». «è bene precisare subito – prosegue – che gli “adepti“ non violano alcuna norma nell`adorare Satana, infatti la carta costituzionale garantisce a chiunque di professare il proprio credo religioso, almeno finché non vengano compiuti atti contrari a norme giuridiche ovvero alla morale».
E dal racconto della povera donna prendono corpo abusi di ogni genere, minacce, istigazione al suicidio, estorsioni, uso di sostanze stupefacenti, profanazione di sepolcri e crudeltà verso animali, solo per citarne alcuni.
«Lo sfogo di questa povera donna ­ prosegue di Lieto – ci ha portato in un mondo fatto di strane processioni poste in essere da individui incappucciati, un mondo popolato da adoratori del diavolo, con misteriosi simboli, candele nere, crocifissi rovesciati e resti organici utilizzati per quella che può essere definita come una sorta di messa nera».
Il Codacons, alla luce di questa strana vicenda, coglie l`occasione per invitare tutte le vittime delle truffe dell`occulto ad uscire allo scoperto.
Da tempo, infatti, presso il Codacons Calabria è attivo lo sportello “Anti-Mago“, che consente ai cittadini, garantendo l`anonimato, di segnalare ogni ipotesi di truffa perpetrata abusando della credulità popolare.
«Il satanismo ­ continua la nota dell`Associazione – è un fenomeno preoccupante e, quando si parla di sette è inevitabile collegarle al rischio di plagio, cioè al rischio che gli adepti perdano il lume della ragione e si espongano (anche economicamente, oltre che fisicamente) nei confronti dei loro “santoni“. I praticanti ­ a quanto riferitoci ­ sono persone appartenenti alla buona società».
I dati sulla diffusione del fenomeno in Calabria, del resto, la dicono assai lunga. Sono circa 30.000 i cittadini che si rivolgono ad un mago (o, almeno, che lo ammettono); pari all`1,5 % della popolazione regionale, per un giro d`affari valutato in circa 15 milioni di euro. In Calabria, il Codacons ha censito circa 400 maghi (150 a Reggio Calabria; 80 a Cosenza; 80 a Catanzaro; 60 a Crotone; 30 a Vibo Valentia). Il dato più preoccupante è che soltanto il 5 % dei cittadini, vittime di truffe, sporgono denuncia. Le motivazioni , secondo l`interpretazione del presidente del Codacons, vanno ricercate nella paura di ricatti, nella vergogna e nel timore di subire ritorsioni.

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