24 Settembre 2018

Per 14 anni nessuno studio sul Morandi, nel mirino il “blackout” sino al 2014

 

Genova – Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere il direttore del Tronco di Autostrade di Genova Stefano Marigliani, e al suo predecessore Riccardo Rigacci, interrogati questa mattina in Procura a Genova. Entrambi sono compresi fra i venti indagati per il cedimento del ponte Morandi.

«In questa fase non ci è stata fatta alcuna contestazione specifica e per questo ci siamo avvalsi della facoltà di non rispondere», ha detto Guido Colella, legale di Riccardo Rigacci, uscendo dopo circa 30 minuti dall’ufficio del pm in Procura a Genova.

Anche il direttore del primo Tronco, Stefano Marigliani, si è avvalso della facoltà di non rispondere: «Siamo in una fase molto preliminare e mobile» hanno spiegato i suoi legali Guido Carlo Alleva e Davide Sangiorgio dello studio di Milano, «l’ingegner Marigliani è stato sin da subito molto aperto: valuteremo se farci sentire nelle prossime settimane», hanno concluso gli avvocati lasciando la Procura.

L’ex ministro Orlando incontra il procuratore Cozzi
L’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando ha incontrato questa mattina il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi e il responsabile amministrativo per parlare delle esigenze degli uffici che, dopo il crollo del ponte Morandi, «stanno affrontando un lavoro straordinario». «Sono venuto in qualità di parlamentare – spiega Orlando -. Penso all’inserimento di un eventuale emendamento nel Decreto Genova per affrontare il tema del lavoro di questa procura e successivamente del tribunale che, alla luce di quanto successo, ha cambiato carico di incombenze».

L’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando arriva in tribunale a Genova (foto Fornetti)

Domani l’incidente probatorio, ammesso il Codacons
All’incidente probatorio sul crollo del Ponte Morandi, che si apre domani, parteciperà anche il Codacons, parte offesa in rappresentanza della collettività. Lo rende noto l’associazione dei consumatori, la cui costituzione è stata ammessa dal gip del Tribunale di Genova, Angela Maria Nutini. «Si tratta di un provvedimento particolarmente importante – osserva il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -, perché il Codacons è stata l’unica associazione di utenti ad essere ammessa al procedimento sul crollo del viadotto. Tale decisione permetterà ai periti nominati dal Codacons di seguire tutti gli accertamenti e le verifiche tecniche, e apportare un contributo utile allo scopo di ricercare la verità e tutte le cause che hanno determinato la tragedia».

Per 14 anni nessuno studio sul Morandi, nel mirino il “blackout” sino al 2014
Quanto è stato investito negli anni nella manutenzione del Ponte Morandi? È una delle domande che gli investigatori impegnati nell’inchiesta sul crollo si stanno ponendo ormai da settimane e che rende particolarmente interessante un elemento emerso dall’analisi dei documenti sequestrati presso Autostrade per l’Italia: fra il 2000 e il 2014, anno in cui comincia un affollamento di studi e consulenze, non risulta siano stati commissionati studi straordinari sulla staticità del ponte. Insomma, prima di quell’anno, non esistono dossier che certificano la tenuta dell’opera, al di fuori dei monitoraggi ordinari condotti da Spea Engeneering.

Che peso dare a questo intervallo di quattordici anni? Perché questo apparente blackout? E, ancora, perché a quel periodo segue una proliferazione di incarichi (tre nel giro di due anni, più un quarto pronto a essere commissionato)? Questi interrogativi potrebbero essere stati posti questa mattina al direttore del Tronco di Genova Stefano Marigliani, e al suo predecessore Riccardo Rigacci, entrambi compresi fra i venti indagati per il cedimento del viadotto.
L’arrivo di Stefano Marigliani in tribunale (foto Fornetti)

I loro interrogatori si sono tenuti questa mattina in Procura. E i due dirigenti di Aspi, come già accaduto nel caso dei membri della commissione tecnica del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, potrebbero avvalersi della facoltà di non rispondere, in attesa di conoscere (in una fase più avanzata delle indagini) gli atti raccolti dal Primo Gruppo della Guardia di Finanza, guidata dai colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco. Fino a questo momento.

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