9 Maggio 2015

Pensioni, tetto ai rimborsi Ue “benevola “

Pensioni, tetto ai rimborsi Ue “benevola ”

ROMA – L’ Italia ce la farà a risolvere il caso pensioni. L’ attestato di fiducia sulle «scelte» che Roma saprà fare per dar seguito alla sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciata la norma della legge Fornero arriva dal presidente dell’ Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, dopo un incontro con Pier Carlo Padoan . Un segnale che stempera un po’ la tensione accumulata nell’ ultima settimana nelle stanze del governo, alle prese con il potenziale buco tra i 14 e 16 miliardi (19 al lordo delle tasse) che si aprirebbe se si scegliesse la via di rimborsare in toto il mancato adeguamento delle pensioni deciso a fine 2011 e bocciato dalla Corte Costituzionale. Ma la via del “ridare tutto a tutti”, nonostante il pressing di opposizioni e sindacati (e le prime diffide del Codacons verso l’ Inps già partite), sembra sempre meno percorribile. A prevalere sarebbe invece l’ opzione di porre dei limiti ai rimborsi, se si vuole mantenere l’ impegno, più volte professato e ribadito anche oggi dal ministero dell’ Economia, di rispettare i termini della sentenza ma «minimizzando» l’ impatto sulla finanza pubblica e «nel rispetto degli obblighi imposti dalle regole Ue». Quello di non sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil, in primis – che rispetto alle previsioni del Def, consentirebbe un margine di manovra di 7-8 miliardi – ma anche di procedere con l’ aggiustamento strutturale e con il calo del debito. La Commissione in ogni caso, fa sapere un portavoce, non prevede «scadenze» per avere indicazioni e che le raccomandazioni Ue in arrivo nei prossimi giorni terranno in considerazione «solo ciò che ci sarà comunicato fino a quel momento». Il caos pensioni, insomma, potrebbe non incidere sulla pagella europea, anche se qualche sottolineatura potrebbe esserci. E se è possibile che Padoan approfitti della trasferta a Bruxelles di inizio settimana per Ecofin ed Eurogruppo per avviare scambi informali con i suoi colleghi e con i commissari, non dovrebbe arrivare alcuna comunicazione ufficiale al riguardo. Anche perché il provvedimento con cui rimediare al pasticcio delle pensioni dovrebbe arrivare dopo la tornata elettorale (quindi all’ inizio di giugno). In questo modo, tra l’ altro, l’ esecutivo – che martedì prossimo si presenterà intanto per la prima volta in Parlamento a riferire sul tema – avrà più tempo per studiare da un punto di vista giuridico la soluzione. Perché il primo vero cruccio, viene riferito da più parti, è quello di evitare di finire di nuovo sotto scacco sui profili di costituzionalità. È su questo che si starebbero adesso concentrando gli approfondimenti tecnici, che starebbero scandagliando tutte le pronunce delle supreme corti – non solo la Consulta, ma anche la Cassazione – per soppesare bene tutti i precedenti in materia previdenziale e di rimborsi e capire quale può essere la soluzione che ha maggiori chance di reggere dal punto di vista giuridico. Insomma, prima la norma inattaccabile e poi, sulla base di questa, la caccia alle risorse necessarie. Fermo restando che soldi per tutti difficilmente si troveranno. Certo, più prudente sarebbe prevedere un risarcimento esteso e diluito nel tempo, sostanzialmente rateizzato, visto che anche secondo alcuni giuristi la scelta di non risarcire tutti gli aventi diritto per motivi di tenuta economica potrebbe prestare il fianco a ricorsi e persino a un futuro nuovo rinvio alla Consulta.

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