31 Maggio 2015

Pensioni, il rimborso per il giudice di Napoli dev’ essere integrale

Pensioni, il rimborso per il giudice di Napoli dev’ essere integrale

accolto per la prima volta un ricorso dopo lo stop della corte costituzionale. ma il governo frena.
Sergio Governale Un decreto ingiuntivo della sezione lavoro del Tribunale di Napoli, che accoglie un’ ingiunzione di pagamento diretta all’ Inps di 3.074 euro lordi, rimette in discussione la «tenuta» dei conti pubblici italiani. Il provvedimento firmato il 29 maggio scorso dal giudice Federico Bile accoglie, infatti, il ricorso presentato da un pensionato partenopeo dopo la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha bocciato il blocco dell’ indicizzazione delle pensioni per il biennio 2012-2013 stabilito dalla legge Fornero. La magistratura ha dato cioè ragione al pensionato, che avrà diritto al rimborso integrale di quanto preteso sulla scorta della sentenza della Consulta numero 70 del 30 aprile, bocciando il decreto 65 del governo Renzi annunciato il 18 ed entrato in vigore il 21 maggio, che stabilisce invece rimborsi parziali dal prossimo 1° agosto per evitare «scompensi» nelle finanze statali. Una grana per l’ Esecutivo, a cui ha subito risposto il ministero del Lavoro, secondo cui i cittadini che ritengano di vedere leso un proprio diritto hanno pieno titolo di fare opposizione, «ma i ricorsi dovranno tenere conto del decreto del Governo, come già affermato dal ministro Giuliano Poletti». Vediamo le posizioni. La «squadra» del premier ha previsto rimborsi una tantum, che oscilleranno tra un minimo di 278 euro per gli assegni più cospicui (da 5 a 6 volte il minimo) e un massimo di circa 750 euro per le pensioni più basse (da 3 a 4 volte il minimo, in pratica tra i 1.500 e i 2.000 euro). I pensionati se li vedranno recapitare in gran parte a partire da agosto, nella nuova data unica del primo del mese, con una piccolissima parte diluita invece nei mesi successivi, per una spesa totale per lo Stato di quasi 2,2 miliardi di euro, in gran parte coperta con il «tesoretto» del Documento di economia e finanza. Una prima indicizzazione, che recupera gli anni 2014-15, partirà a settembre. Poi nel 2016 ci sarà un adeguamento al costo della vita «più generoso», secondo Palazzo Chigi, di quanto previsto finora. Vale altri 500 milioni. L’ operazione coinvolgerà 3,7 milioni di persone, lasciandone escluse rispetto alla platea potenziale circa 650mila, quelle cioè che superano la soglia di 3.200 euro al mese, sei volte il minimo Inps. Secondo l’ avvocato Vincenzo Ferrò, legale del pensionato napoletano che ha presentato il ricorso, le cose non stanno così. «La sentenza della Consulta va rispettata. Non si possono avere rimborsi parziali, ma totali. Punto e basta», spiega al Mattino. «Il decreto ingiuntivo dimostra che la categoria dei pensionati è stata calpestata e bistrattata. Ricordo a tale scopo che Renzi ha definito il rimborso parziale un “simpatico bonus”. Il mio cliente, che percepisce un vitalizio di circa duemila euro lordi e che pertanto ad agosto dovrebbe avere il bonus massimo di 750 euro, dovrà invece avere indietro tutto», aggiunge Ferrò. Il legale fa sapere di aver lavorato alacremente al ricorso sin dal 1° maggio, sottolineando di aver «incassato il primo decreto ingiuntivo di questo tipo» in Italia. L’ Inps a questo punto ha due strade: o pagare od opporsi al decreto del giudice entro 40 giorni. In questo secondo caso, annuncia Ferrò, «noi ci costituiremo sulla base della sentenza della Consulta, che va rispettata». Il legale si spinge anche a quantificare il «buco» che si verrebbe a creare nei conti pubblici: «Non credo sia lontano da 19-20 miliardi di euro». Questo perché il decreto ingiuntivo è solo il primo di una serie di ricorsi volti a ottenere il riconoscimento del diritto alla rivalutazione delle pensioni. Infatti la Codacons fa già sapere di aver predisposto una class action (un’ azione collettiva) per i clienti che si rivolgeranno all’ associazione dei consumatori. «Hanno già aderito 5.000 pensionati – rivela il presidente Carlo Rienzi – attraverso l’ invio di una diffida all’ Inps e al ministero del Lavoro. Se non saranno restituiti integralmente i soldi, scatteranno migliaia di analoghi ricorsi che ora potranno contare sull’ importante precedente del Tribunale di Napoli». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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