Pensioni, giudice riapre il caso: «L’ Inps paghi tutti gli arretrati»
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fonte:
- Il Messaggero
LA DECISIONE ROMA Una crepa. Per ora piccola, ma che potrebbe ingrandirsi e creare una nuova falla nel sistema pensionistico, rimettendo in forse il meccanismo ideato dal governo per contenere i danni (per i conti pubblici) derivanti dalla decisione della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il blocco dell’ adeguamento delle pensioni al costo della vita deciso con la riforma Monti-Fornero del 2011. Giovedì scorso, il 28 maggio, un giudice del lavoro di Napoli, Federico Bile, ha firmato un decreto ingiuntivo chiesto da un pensionato nei confronti dell’ Inps, intimando all’ Istituto di liquidare 3.047,74 euro. In pratica tutti gli arretrati, al centesimo, maturati negli anni ma congelati dal blocco dell’ adeguamento delle pensioni all’ inflazione. Il ricorso, presentato dall’ avvocato Vincenzo Ferrò, è stato depositato in tribunale il 13 maggio, prima che il governo licenziasse il decreto sul “bonus”. «Questo», sostiene l’ avvocato Ferrò, «conta fino a un certo punto, visto che il decreto ingiuntivo è stato emesso successivamente alla pubblicazione n Gazzetta del decreto del governo, circostanza», aggiunge il legale, «che lascia intendere che il giudice ne conosceva i contenuti ma non li ha ritenuti sufficienti». La decisione di Napoli, insomma, potrebbe aprire la strada ad altri ricorsi, essere un precedente. Ieri il ministero del lavoro ha provato subito a gettare acqua sul fuoco e a mettere dei paletti. I cittadini che ritengano di vedere leso un proprio diritto, hanno fatto sapere fonti del ministero, hanno pieno titolo fare ricorso, «ma i ricorsi dovranno tenere conto del decreto del governo». Un giro di parole per dire che non si potrà pretendere più di quanto l’ esecutivo ha deciso di liquidare con il suo decreto, ossia rimborsi da 278 a 750 euro al massimo che diventano zero per chi ha un assegno superiore a circa 2.900 euro lordi al mese. LE CONSEGUENZE Ma la crepa di Napoli, come si diceva, rischia di allargarsi. Come dimostra l’ immediata presa di posizione del Codacons, l’ associazione dei consumatori che contro il decreto del governo ha lanciato una azione risarcitoria collettiva. «Si tratta di una decisione importantissima, che avalla la class action avviata dal Codacons alla quale hanno già aderito oltre 5.000 pensionati attraverso l’ invio di una diffida all’ Inps e al ministero del lavoro», spiega il Presidente Carlo Rienzi. «Se non saranno restituiti integralmente i soldi sottratti agli utenti che hanno partecipato alla nostra azione collettiva», prosegue, «scatteranno migliaia di analoghi ricorsi che potranno contare sull’ importante precedente del Tribunale di Napoli». Il Codacons, poi, contesta la posizione del ministero del lavoro. «L’ errore è evidente – spiega Rienzi – Il decreto, infatti, vale per il futuro, ma non cancella i diritti acquisiti dai pensionati nel passato, e la sentenza della Consulta interessa proprio le pensioni pregresse per le quali è ampiamente legittimo proporre ricorso». Cosa succederà adesso? Innanzitutto il decreto ingiuntivo ottenuto dal pensionato di Napoli non è immediatamente esecutivo. Lo sarà soltanto tra quaranta giorni e a meno che l’ Inps non proponga ricorso. Cosa che, probabilmente, avverrà nei prossimi giorni. Le due parti dovranno confrontarsi davanti allo stesso giudice che ha emesso il decreto. Quella soccombente potrà eventualmente fare appello. Il punto, quantomeno quello principale, tuttavia, non sarà chi l’ avrà definitivamente vinta. Più importante sarà capire quale sarà l’ effetto emulazione, quanti altri pensionati cioè, proporranno ricorso. Uno degli esiti attesi è che un giudice possa presto chiedere di nuovo alla Consulta di emettere un giudizio finale, se cioè i 2,2 miliardi sui 17,6 totali che servirebbero per rimborsare «tutto a tutti» messi sul piatto dal governo Renzi, sono abbastanza per riportare gli adeguamenti delle pensioni nel perimetro della Carta. A. Bas. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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