3 Aprile 2014

Pensioni da fame, «non si toccano»

Pensioni da fame, «non si toccano»

ROMA. Sette milioni di persone in Italia vivono con una pensione che non raggiunge neppure i 1.000 euro al mese. Ma a fronte di questa vasta platea che, come dicono i consumatori, «fa la fame» e che rappresenta un’ ampia fetta (42,6%) dei 16,6 milioni di pensionati italiani, cene sono invece ben 210.000 che possono contare su un assegno previdenziale mensile di oltre 5.000 euro. Per non dimenticare poi quella élite che comunemente viene definita dei pensionati d’ oro (11 mila 683 ex lavoratori con una pensione da 10 mila euro). Tra gli italiani, poi, sembra andar di moda l’ accumulo: basti pensare che a fronte di un 63% di pensionati che ha un solo assegno, uno su quattro ne incassa due e c’ è anche chine ha tre, quattro o più. La fotografia dell’ Istat al panorama della previdenza nel 2012 mostra una situazione decisamente squilibrata, che ha fatto sollevare un generalizzato grido d’ allarme e l’ appello al governo a intervenire. Ma il ministro dell’ Economia Pier Carlo Padoan, dall’ Ecofin di Atene ri badisce che «le pensioni, come ha detto il premier Renzi chiaramente, non si toccano», anche se «i dettagli andranno ancora discussi». L’ importo medio annuo delle pensioni nel 2012, secondo l’ Istat, è stato pari a 11.482 euro, 253 euro in più rispetto al 2011 (+2,3%). Ma quando si va ad analizzare nel dettaglio si vede che ci sono 2,2 milioni di pensionati, ovvero il 13,3%, sotto i 500 euro mensili. La fetta più ampia, poi, si trova trai 500 e i 1.000 euro: si tratta di poco meno di 4,9 milioni di persone (il 29,3%). Ha puntato quindi il dito contro le «pensioni da fame» il Codacons. Intanto, il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia, rilancia il «grande progetto di staffetta generazionale» per far uscire gli anziani e far entrare i giovani, rinnovando così l’ amministrazione. E diceche gli 80 euro in più in busta paga «di fatto significano, per il pubblico impiego, l’ equivalente di un rinnovo contrattuale che altrimenti non sarebbe stato possibile». Lo fa in Parlamento, nel corso di un’ audizione alle commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro della Camera. E, dopo lo scontro colministro dell’ Istruzione, Stefania Giannini, assicura che tutto è chiarito e che non c’ è alcuna «intenzione di mettere in contrapposizione giovani e anziani». Così come assicura che il blocco del turnover «non serve», mentre è necessario fare «scelte consapevoli per operare una razio nale redistribuzione». L’ amministrazione «ha bisogno di cambiamento, di rinnovamento e di nuove competenze fresche». Per questo «la prima azione» sarà quella della staffetta, cheassicura -non provocherà traumi: «Va avviato un processo di riduzione non traumatica dei dirigenti e, più in generale, dei dipendenti vicini alla pensione, per favorire l’ ingresso di giovani. Se non si fa, non ci può essere il rinnovamento» della Pa «ma la sua agonia». Vanno però valutatele coperture, che «la legge deve prevedere, perché c’ è una spesa pensionistica in più», afferma Francesco Massicci a capo dell’ Ispettorato generale per la Spesa sociale della Ragioneria generale dello Stato nel corso di un’ audizione: «Non è un costo neutrale» se una persona va in prepensionamento e viene sostituita da un’ altra. Il progetto si articolerà comunque su più uscite a fronte di un ingresso. «C’ è un gruppo di lavoro con ministero del Lavoro, Inps e Ragioneria, non faremo nulla senza di loro o contro di loro».

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