2 Giugno 2015

Pensioni: contributivo per chi lascia il lavoro a 62 anni

Pensioni: contributivo per chi lascia il lavoro a 62 anni

ROMA. Flessibilità in uscita a 62 anni e un mini -assegno per i disoccupati over55. Mentre il governo si misura ancora con il risultato elettorale, alla Camera riapre il cantiere delle pensioni: è fissata per domani in commissione Lavoro un’ audizione del ministro Giuliano Poletti, che comincerà a scoprire le carte sulle ipotesi di riforma della legge Fornero. Mercoledì prossimo la palla passerà al presidente dell’ Inps, Tito Boeri, chiamato in Parlamento ad illustrare il suo piano pensato per sostenere i lavoratori tra i 55 e i 65 anni, che si ritrovano disoccupati “anziani” e senza i requisiti della pensione. «La proposta sarà “chiavi in mano” e verrà consegnata al governo entro giugno», ha detto Boeri. Il piano -Boeri, che costa circa 1,5 miliardi, sarà «autosufficiente»: verrà finanziato applicando (in parte) il metodo contributivo alle pensioni più alte. La proposta Boeri marcia di pari passo con la “manutenzione” della riforma Fornero, che dovrebbe consentire di lasciare il lavoro in anticipo pagando una penalità sull’ assegno erogato dall’ Inps. Il governo è d’ accordo a modificare le regole in uscita con la legge di stabilità ma è ancora tutta da verificare l’ entità del taglio che dipenderà, anche e forse soprattutto, dall’ impatto sui conti pubblici. «Affronteremo il problema. Anche le imprese ci chiedono i poter avere un ricambio generazionale», ha ribadito ieri il ministro Poletti. Il taglio La partita delle pensioni entrerà nel vivo in autunno con la legge di stabilità ma i paletti verranno fissati prima dell’ estate con la discussione che si apre in commissione Lavoro, dove il presidente Cesare Damiano rilancerà la proposta (sua e del sottosegretario all’ Economia, Pierpaolo Baretta) di consentire l’ uscita anticipata a 62 anni e almeno 35 anni di contributi con una penalizzazione del 2% l’ anno per un massimo di 4 anni rispetto ai 66 annie 3 mesi previsti dal 2016 per le pensioni di vecchiaia. Una decurtazione dell’ 8% (ovviamente a decrescere), che corrisponde a circa una mensilità in meno l’ anno: è questo l’ abbattimento massimo che sarebbe stato preso in esame. Rispetto a una prima ipotesi, il taglio della pensione sarebbe permanente: non verrebbe meno quindi una volta raggiunti i requisiti della pensione di vecchiaia. Un’ ipotesi che deve fare i conti con il no dei sindacati. Il contributivo Sul tavolo anche un’ altra ipotesi: consentire l’ uscita anticipata a 62 anni a chi accetta di calcolare la futura pensione con il metodo contributivo invece che con l’ attuale (più vantaggioso) sistema di calcolo misto. In questo caso, stando alle prime stime, il taglio risulterebbe più consistente, mediamente tra il 20 e il 25% dell’ assegno, pari quindi a più di due mensilità l’ anno. Un intervento che rischia di impoverire eccessivamente le future pensioni. «I veri diritti acquisiti sono quelli basati sul contributivo», ha detto ieri il ministro dell’ economia, Pier Carlo Padoan. Ma il ministro ha precisato che il governo sta lavorando su «diversi scenari per favorire la flessibilità in uscita». I ricorsi Il decreto doveva chiudere al partita ma ora potrebbe scatenarsi una guerra a colpi di ricorsi. Il rimborso delle pensioni “congelate” nel 2011 dalla riforma Fornero rischia di avere un lungo strascico giudiziario dopo che il Tribunale di Napoli ha dato ragione a un pen sionato che aveva chiesto il pagamento integrale degli arretrati da parte dell’ Inps. «Il ricorso è stato fatto prima del decreto, che ora ha cambiato il quadro di riferimento», ha detto il ministro Padoan. Ma il Codacons porterà avanti la sua class action alla quale hanno già aderito 5 mila pensionati.
michele lombardi

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