7 Febbraio 2006

Pensioni, Berlusconi convocato in tribunale

L`atto redatto dall`avvocato Vitto Claut sarà notificato stamattina. La donna sostiene non sia stato rispettato il patto: “Il vitalizio non è mai stato di 516 euro“

Pensioni, Berlusconi convocato in tribunale

Dopo la denuncia di una pensionata udinese, il premier chiamato a presentarsi il 29 marzo davanti al giudice di pace Sono stati citati come testimoni anche Maroni, Prodi, Enrico Letta e il giornalista Bruno Vespa

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sarà convocato davanti al giudice di pace di Udine alle 9 di mercoledì 29 marzo. L`atto sarà notificato stamattina al premier su iniziativa di una pensionata udinese che, contrariamente a quanto previsto nel “contratto con gli italiani“, non ha mai ottenuto 516 euro di vitalizio. La donna ha citato come testimoni anche Bruno Vespa, il ministro Maroni, Romano Prodi e l`onorevole Enrico Letta. Con questa causa contro il premier si concretizza, anche in Friuli Venezia Giulia, l`iniziativa promossa a livello nazionale dall`associazione dei consumatori Codacons, dalla Lista Consumatori e dall` Italia dei Valori. L`atto di citazione è di R.G., udinese di 77 anni, rappresentata e difesa dall`avvocato Vitto Claut. La donna, assieme ad altri tre pensionati cittadini, aveva aderito il 6 gennaio scorso alla denuncia per inadempienza contrattuale al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, promossa in quei giorni a Udine, e in tutta Italia, dall`onorevole Antonio Di Pietro. L`atto in questione parte dalla considerazione che l`8 maggio del 2001 durante la trasmissione televisiva “Porta a Porta“, Silvio Berlusconi ha “unilateralmente emesso un`offerta al pubblico, rivolgendo a tutti gli italiani una proposta di contratto che, con il voto, poteva essere accettata e sottoscritta“, proposta conosciuta come “il Contratto con gli italiani“. Un contratto che – si legge nell`atto di citazione – con la vittoria della Casa delle Libertà, “obbligava Silvio Berlusconi, in qualità di Presidente del Consiglio a realizzare nei 5 anni di governo, diversi obiettivi“, tra cui a “innalzare le pensioni minime ad almeno un milione di lire al mese (516 euro, ndr)“. Malgrado quelle promesse e dichiarazioni – prosegue l`atto stilato dall`avvocato Vitto Claut – “il contratto non è stato rispettato: R.G. tutt`ora non gode di una pensione minima pari ad un milione di lire. Va anche detto che la donna pur di ottenere una pensione superiore si era posta in notevole contrasto con la propria fede politica e con quella della propria famiglia decidendo di votare e di propagandare il voto ad altri amici e parenti a favore della Cdl. Il voto quindi era stato conferito per vedere accrescere la propria pensione almeno del 19%, dai 434,04 euro del 2001 ai 516,46 del 2005. In realtà la pensione è rimasta invariata“. “Oltre al danno economico, quindi, è stato provocata una lesione della reputazione personale e una lesione della dignità: la ricorrente oggi è derisa“ prosegue il legale. L`atto si conclude affermando: “Se si ritenesse non eseguibile il contratto con gli italiani o non configurabile un contratto che abbia come prestazione il voto, allora il cavalier Berlusconi dovrebbe rispondere personalmente degli stessi danni a titolo di responsabilità morale e patrimoniale per avere indotto in inganno la ricorrente“. L`avvocato Vitto Claut chiede al premier “2.400 euro a titolo di interessi, 2.500 euro per non aver rispettato il contratto; e altri 2.500 euro quale differenza tra la pensione goduta e quella promessa“.

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