28 Marzo 2012

Pensione Italia

Pensione Italia

Il cammino professionale dei nuovi lavoratori terminerà con una pensione pari al 40-50% dell’ultimo reddito percepito. Il riempimento della decurtazione spetterà ai singoli cittadini. Secondo la Covip, la commissione vigilanza sui fondi di previdenza complementare, sempre più italiani investono sui fondi di previdenza complementare. Nel 2011, malgrado la crisi, questi investimenti sono aumentati del 5,7%.
“La pensione integrativa” spiega Ignazio Marino (co-autore del saggio Senza pensioni), “non è figlia del governo Monti. I fondi di previdenza complementare sono nati dopo la riforma delle pensioni fatta, nel 1996, dall’esecutivo Dini. Sedici anni dopo bisogna prendere atto degli errori commessi, nel frattempo, dalle istituzioni. Non è stata fatta un’adeguata campagna d’informazione. Oggi solo un cittadino su quattro ha un fondo integrativo”. Gli stessi numeri non si riscontrano nei paesi con un welfare paragonabile a quello italiano. “In Francia” evidenzia Enrico La Pergola (redattore di Assinews.it), “15 milioni di lavoratori stanno completando da soli la propria pensione. Ogni fondo integrativo italiano corrisponde a sei- sette francesi”.
“La riforma Fornero” sottolinea Gianluca Di Ascenzo (vicepresidente del Codacons), “rappresenta un passaggio epocale che necessita di una concertazione con tutte le forze sociali. Il Governo dovrebbe lavorare anche con le associazioni dei consumatori. C’è una generale sfiducia sulla previdenza integrativa. Le proposte dei privati non persuadono i cittadini, convinti di perdere il capitale versato. Il consumatore medio crede che i fondi complementari siano come le assicurazione Rca delle auto”. “I problemi che stanno vivendo questi fondi” precisa Marino, “sono gli stessi che si riscontrano in altri comparti. Il tonfo della borsa del 2008 ha penalizzato anche la previdenza integrativa”.

La crisi economica non è però l’unico fattore che rallenta la crescita in Italia della pensione complementare. Il nostro paese è uno dei pochi che prevede ancora una tassazione sui fondi integrativi. “L’Unione europea” continua La Pergola, “ci contesta questa anomalia. Dai capitali accumulati bisogna togliere l’11% di tasse. La riforma Fornero istiga la creazione di un fondo complementare ma non ne agevola la nascita. Il cittadino non ha incentivi sufficienti. Ad oggi i fondi integrativi sono convenienti soprattutto per i giovani. La tassazione è inversamente proporzionale alla durata del fondo. Tanto più fai crescere questi capitali tanto meno paghi”.
“In Svizzera la legge prevede che la pensione coincida con il 30% dell’ultimo stipendio percepito” puntualizza La Pergola, “I cittadini, però, sono obbligati a sottoscrivere tre fondi pensione integrativa. Ogni professionista ha un fondo di categoria, uno nazionale e un altro privato. Questi tre segmenti permettono al lavoratore di avere come pensione l’80% dell’ultimo reddito”. La Svizzera non è l’unico paese europeo ad aver valorizzato la pensione integrativa. “Anche in Olanda il cittadino ha a disposizione più fondi pensione. La suddivisione serve per non destinare i contributi dei giovani alle generazioni che li hanno preceduti. Questa frantumazione, inoltre, risolverebbe l’eventuale default di una delle parti che contribuiscono alla formazione della pensione integrativa”.
Dall’Europa l’Italia non dovrebbe ereditare solo i commissari capaci di essere delle alternative convincenti all’attuale classe politica. Dal continente il paese dovrebbe prendere tutti i progetti che funzionano, utili per pensionare le idee che hanno reso l’Italia un’eterna Cenerentola.

 

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