12 Giugno 2017

In “pensione” dal 2018 «Monetine da 1 e 2 cent inutili e poco spendibili»

Cesare La MarcaNel traballante “pil” catanese non hanno mai inciso un granché, come del resto in quello nazionale, anche se le monetine in rame da uno e due centesimi, destinate ad andare “in pensione” dal prossimo primo gennaio – dopo che la commissione Bilancio della Camera ha dato il via libera all’ emendamento che ne sospende il conio – ci sono costate eccome. Le monetine già emesse saranno sempre spendibili, essendo comunque ancora utilizzate in area euro, e meno male, potremmo dire, visto che per ogni centesimo coniato il costo di produzione è stato di 4,5 centesimi, che salgono a 5,2 cent per ogni monetina da due centesimi. Anche dove la “microeconomia” della città dovrebbe dare valore a quelle che un tempo furono le vecchie e rimpiante 50 e 100 lire, tra bancarelle, chioschi, mercati e piccoli negozi, la funzione delle monetine – rifiutate dai distributori automatici, guardate con disprezzo dai consumatori, ripudiate da parcometri e biglietterie automatiche – è divenuta nel tempo sempre più marginale. Il futuro pone l’ incognita degli arrotondamenti, con il Codacons già sul piede di guerra. Oggi – se da una parte c’ è chi per ripicca ha pagato multe e tasse arretrate con sacchetti pieni di uno e due centesimi, oppure ha ricevuto con un sorriso amaro cartelle esattoriali dello stesso importo – tentare di pagare con le stesse monetine melanzane e pomodori, oppure caffè e mandarino al limone, può anche esporre a reazioni che vanno dal fastidio all’ espressione di smarrimento e sconcerto, anche se i commercianti sanno di dover eventualmente accettare un tale pagamento, del tutto regolare. «Subito dopo che venne introdotto l’ euro i consumatori erano molto attenti – spiega Enza Lombardo di Anva Confesercenti, sigla che rappresenta gli ambulanti – utilizzavano le monetine e le attendevano come resto, ma nel tempo si è capito che tagli così piccoli hanno poca utilità e rappresentano solo un danno economico, oggi neanche la vecchietta che fa la spesa o il pensionato, nella maggior parte dei casi, badano ai due centesimi in più o in meno». Un’ altra tintinnante euro beffa da archiviare con danni che su scala nazionale sono milionari, insomma, dopo il famoso tasso di cambio che 15 anni addietro ci lasciò la vaga sensazione di essere diventati improvvisamente più poveri, anche se in teoria più europei, almeno per la moneta. «Sono risultate già dopo poco tempo difficili da reperire, facili da perdere, inutilizzabili nei distributori automatici e anche pericolose per i bambini», dice il vicedirettore di Confcommercio Catania, Francesco Sorbello. Una fine annunciata, mentre tra pochi mesi solo nei borsellini semivuoti dei più nostalgici e scaramantici rimarrà una minuscola monetina da un centesimo, quasi l’ equivalente della mitica “numero uno” di zio Paperone, guadagnata magari col primo contratto part time in un call center, oggi un po’ come cercare oro in una miniera del Klondike.
cesare la marca

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